Pastry Chef

PAOLO BRUNELLI

Chef PAOLO BRUNELLI
Paolo Brunelli racconta un gelato che supera la stagionalità, tra cultura del gusto, cioccolato e una visione contemporanea in continua evoluzione.
“Il gelato era il mio piano B” racconta Paolo Brunelli, classe 1965, nato ad Agugliano, nelle Marche. Inizialmente voleva fare il musicista, ma quando capisce che quella non sarebbe stata la sua strada, l’idea del gelato inizia a prendere forma.

L’ambiente non si discosta molto dal mondo in cui è cresciuto: mamma cuoca, nonna anche, e prima ancora una bisnonna imprenditrice che negli anni Trenta guidava una locanda con ristorante, dove il gelato era in realtà solo una piccolissima parte dell’attività di famiglia.
Brunelli inizia proprio lì, tra la sala, come sommelier, e la produzione artigianale di gelato. Gli anni Ottanta sono quelli che più segnano la sua formazione: “Non tanto per il gelato”, racconta, “ma per un discorso culturale e gustativo che mi hanno dato le basi per essere quello che sono”. È in quegli anni che costruisce il suo modo di intendere il sapore.

Agli inizi degli anni Novanta apre la sua prima gelateria ad Agugliano e accade qualcosa che gli dà una sorta di anticipo sul futuro: le persone iniziano a spostarsi dai paesi vicini solo per mangiare il suo gelato. In un’epoca senza social, il passaparola diventa la leva principale di crescita. Da lì arrivano le aperture successive a Senigallia, ampliando così ulteriormente il raggio d’azione.
Negli stessi anni scopre il mondo del cioccolato, in un’Italia ancora poco strutturata su questo fronte. Per Brunelli è una rivelazione: non solo un nuovo prodotto, ma un universo parallelo che lo aiuta a superare l’idea del gelato come elelemento esclusivamente estivo.

Negli ultimi 15-20 anni l’evoluzione è stata rapida grazie alla tecnologia e alla ricerca. Brunelli ha seguito questo ritmo, aggiornandosi e restando al passo con i tempi, in una crescita professionale che è andata di pari passo con quella personale.
Oggi non parte solo dall’ingrediente per le sue preparazioni, ma da suggestioni artistiche, dalla musica, dalla cultura, proponendo gusti come la crema Brunelli, premiata nel 2011, o il Portonovolo. Oppure dalla tradizione marchigiana come il suo ormai storico Ciambellone.

Oggi guarda avanti con l’idea di rendere il progetto sempre più replicabile, portando il proprio lavoro in nuove città: non solo per crescere, ma per far conoscere il prodotto a un pubblico sempre più ampio.

Ph. Wilson Santinelli

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