Chef
CRISTINA BOWERMAN
Dalla giurisprudenza alla cucina, la chef Cristina Bowerman (ri)scopre la sua creatività e la esprime in una cucina personale e aperta a contaminazioni.
Cristina Bowerman nasce in Puglia nel 1966, e non arriva alla cucina fin da subito. Dopo la laurea in giurisprudenza si trasferisce negli Stati Uniti per proseguire gli studi legali, ma è proprio lontano dall’Italia che scopre una parte di sé che fino ad allora non aveva riconosciuto: la creatività. In un contesto nuovo, inizia a esplorarla prima attraverso il graphic design, attività che porta avanti per quasi dieci anni, e poi attraverso la cucina.
Negli Stati Uniti Bowerman capisce che proprio la cucina può diventare un linguaggio diretto per esprimere la propria visione. Inizia così a formarsi in modo più strutturato, seguendo corsi professionali e lavorando accanto a chef di grande calibro, esperienze che contribuiscono a consolidare il suo approccio all’alta cucina. L’estetica del piatto, la cura del dettaglio e l’equilibrio tra immaginazione e tecnica le rivelano un mondo in cui poter esprimere al meglio la propria creatività.
Quando rientra in Italia, apre le cucine di Glass Hostaria, ristorante nel cuore di Trastevere di cui oggi è chef. Qui sviluppa una cucina che mette in dialogo esperienze internazionali e memoria gastronomica. Della Puglia conserva soprattutto l’intensità dei sapori e il gusto per i contrasti decisi: non attraverso preparazioni pesanti, ma grazie alla concentrazione e alla precisione dei sapori. Nel tempo ha approfondito anche il lavoro sul mondo vegetariano, costruendo percorsi in cui il vegetale diventa il centro del piatto.
La sua ricerca guarda spesso oltre i confini italiani, con l’idea che la cucina debba sapersi confrontare con ciò che accade nel resto del mondo. In questo senso Bowerman ha spesso anticipato alcune tecniche e approcci poi diventati sempre più diffusi, come l’uso delle fermentazioni in cucina.
Nel corso degli anni Cristina Bowerman ha creato moltissimi piatti e non ama identificarne uno soltanto come rappresentativo del proprio percorso. Tra quelli più ricordati ci sono però preparazioni come il raviolo all’amatriciana, o il raviolo liquido di Parmigiano Reggiano 60 mesi, o ancora il Wellington vegetariano. Accanto a questi, Bowerman continua a confrontarsi anche con i grandi classici della tradizione romana, come la cacio e pepe, interpretata attraverso il proprio stile e la propria tecnica.
Per Bowerman l’ispirazione può arrivare ovunque: da un ingrediente visto al mercato, da un viaggio, da un colore o da un ricordo: “L’idea di un piatto può nascere da qualunque cosa: un ingrediente, un odore, un’immagine. Non esiste un punto di partenza preciso per la creatività”.
Ph. Struttura Films