Metodo, il gusto secondo Marco Stagi

Il ristorante Metodo nasce nel 2024 in una piccola frazione della provincia bergamasca, lontano dai circuiti rumorosi dell’alta ristorazione. Una scelta precisa, coerente con l’idea di cucina di Marco Stagi: concentrazione, misura, controllo. Metodo non è un locale “di destinazione” costruito per stupire, ma un progetto pensato per funzionare nel tempo.
Lo spazio è essenziale, con pochi coperti e un’impostazione che favorisce il ritmo del servizio e la centralità del piatto. Nulla è lasciato al caso, ma nulla è neppure ridondante. L’ambiente accompagna la proposta gastronomica senza sovrastarla.



Stagi arriva a questo progetto dopo un percorso solido: formazione classica, esperienze in cucine di alto profilo in Italia e all’estero, tra cui Piazza Duomo e Perbellini, come pure presso Hof van Cleve sotto Peter Goossens, fino al passaggio decisivo al Bolle Restaurant, dove conquista la stella Michelin. Metodo rappresenta il passo successivo: una cucina più personale, svincolata da modelli altrui, costruita su una grammatica chiara. Una presa di coscienza, la volontà di esprimersi con maturità e consapevolezza dello stile da perseguire.

La sua è una cucina di sottrazione. I piatti seguono la stagionalità e cambiano con regolarità, partendo spesso da pochi ingredienti, riconoscibili, lavorati con precisione tecnica e senza sovrastrutture. Il vegetale ha un ruolo centrale, non ideologico ma strutturale: lattughe, erbe, ortaggi di stagione diventano elementi portanti del menu, non semplici contorni. La carne e il pesce entrano in scena quando servono, sempre in equilibrio.



Per il team di Artisti di Barilla Al Bronzo, Marco Stagi ha firmato un piatto che sintetizza con chiarezza la sua cucina, le Mezze penne – Dedicato a nonna Lidia. Un lavoro che intreccia memoria personale e patrimonio collettivo, partendo da un riferimento preciso: il primo formato di pasta ideato da Barilla. Il piatto nasce dal ricordo dell’infanzia dello chef, quando al ritorno da scuola trovava la nonna Lidia ai fornelli. Cuoca istintiva e solida, è stata la sua prima vera scuola di cucina. Dopo molte insistenze, Marco riesce finalmente a cucinare con lei: insieme preparano una pasta in bianco con rosmarino e limone, ispirata alla tradizione milanese degli spaghetti burro, limone e prezzemolo. Oggi quel ricordo prende forma in una versione adulta e consapevole. Le mezze penne vengono avvolte da una preparazione a base di burro, rosmarino, parmigiano e limone, lavorata in spuma e sifonata direttamente sulla pasta. Il piatto si consuma al cucchiaio, scelta che enfatizza la dimensione sensoriale e permette di cogliere con precisione le diverse sfumature gustative, freschezza agrumata, nota amaricante del rosmarino, dolcezza del burro, profondità umami del formaggio e del carboidrato.

È un piatto che racconta bene l’approccio di Stagi, riconoscibile, misurato, costruito sulla sottrazione e sulla chiarezza del gusto, senza rinunciare alla tecnica.
Metodo è, in fondo, la naturale estensione di questa visione. Un ristorante che lavora sulla continuità più che sull’effetto, che non cerca l’impatto immediato ma la costruzione di un’identità solida. Un progetto giovane, ma già maturo, inserito con coerenza nel panorama della cucina contemporanea italiana.

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