Tra lago e colline, la cucina essenziale di Al Cortile del Gelso
Esistono luoghi che non cercano di imporsi allo sguardo, ma si lasciano scoprire con gradualità, come certi interni dipinti da Vermeer, dove la luce rivela le forme solo a chi sa sostare. Al Cortile del Gelso, a Manerba del Garda, appartiene a questa categoria rara di ristoranti: un progetto che dal 2016 costruisce la propria identità su misura, equilibrio e verità.

A custodire questa armonia è Luisa, titolare e figura cardine del ristorante. La sua è una regia discreta, quasi invisibile, che tiene insieme sala e cucina con naturale autorevolezza. Non ama esporsi, ma il suo sguardo attraversa ogni dettaglio, garantendo quella continuità di tono che distingue i luoghi autenticamente riusciti.
La filosofia del Cortile del Gelso si fonda su un’idea di artigianalità consapevole. Pane, pasta fresca e piccola pasticceria nascono nel laboratorio del ristorante come in una bottega d’altri tempi, dove il tempo non è un costo ma un valore. Ogni preparazione è pensata per preservare la riconoscibilità del gusto, lasciando che la materia prima parli con chiarezza. Il territorio della Valtenesi è il perno narrativo della cucina: l’olio extravergine del Garda DOP, elegante e misurato; i vini da Groppello, sottili e identitari; il pescato del lago, trattato con rispetto quasi calligrafico. È una cucina di lago e di terra che riflette il paesaggio circostante, fatto di colline morbide e riflessi acquatici.

Ne è sintesi lo Spaghetto Quadrato Barilla Al Bronzo con coregone del lago, fili di zucchine e carote. Un piatto che non alza la voce, ma si impone per coerenza. La pasta, ruvida e porosa, diventa struttura e memoria; il coregone racconta l’acqua dolce del Garda; le verdure introducono una nota vegetale che illumina l’insieme. Tutto è calibrato, nulla è accessorio. Al Cortile del Gelso l’esperienza non si misura in effetti, ma in persistenza. È quel tipo di cucina che non cerca di essere ricordata nell’immediato, ma che riaffiora più tardi, come una frase letta con attenzione o una scena di cinema d’autore: quando il silenzio ne rivela finalmente il senso.
Qui la cucina non è mai dichiarazione, ma gesto. L’accoglienza non è un atto teatrale, bensì una presenza costante, composta. Ogni elemento concorre a creare un’idea di casa intesa nel senso più alto: uno spazio in cui il tempo rallenta e il superfluo si ritrae.

A custodire questa armonia è Luisa, titolare e figura cardine del ristorante. La sua è una regia discreta, quasi invisibile, che tiene insieme sala e cucina con naturale autorevolezza. Non ama esporsi, ma il suo sguardo attraversa ogni dettaglio, garantendo quella continuità di tono che distingue i luoghi autenticamente riusciti.
In cucina opera Mileto Plebani, per tutti Milo, cuoco da oltre trent’anni. La sua mano è sicura, essenziale, mai ridondante. Nei suoi piatti non c’è volontà di stupire, ma desiderio di precisione: il rispetto della materia prima, la padronanza del tempo, l’ascolto dei sapori. È una cucina che lavora in sottrazione, come una prosa ben cesellata, dove ogni parola ha un peso e nulla è superfluo. L’esperienza è completata da Saura, volto dell’accoglienza, che accompagna l’ospite con garbo e misura, instaurando fin dal primo istante un dialogo silenzioso fatto di attenzione e presenza. Il clima che ne nasce è rarefatto, mai formale, profondamente rassicurante.
La filosofia del Cortile del Gelso si fonda su un’idea di artigianalità consapevole. Pane, pasta fresca e piccola pasticceria nascono nel laboratorio del ristorante come in una bottega d’altri tempi, dove il tempo non è un costo ma un valore. Ogni preparazione è pensata per preservare la riconoscibilità del gusto, lasciando che la materia prima parli con chiarezza. Il territorio della Valtenesi è il perno narrativo della cucina: l’olio extravergine del Garda DOP, elegante e misurato; i vini da Groppello, sottili e identitari; il pescato del lago, trattato con rispetto quasi calligrafico. È una cucina di lago e di terra che riflette il paesaggio circostante, fatto di colline morbide e riflessi acquatici.

Ne è sintesi lo Spaghetto Quadrato Barilla Al Bronzo con coregone del lago, fili di zucchine e carote. Un piatto che non alza la voce, ma si impone per coerenza. La pasta, ruvida e porosa, diventa struttura e memoria; il coregone racconta l’acqua dolce del Garda; le verdure introducono una nota vegetale che illumina l’insieme. Tutto è calibrato, nulla è accessorio. Al Cortile del Gelso l’esperienza non si misura in effetti, ma in persistenza. È quel tipo di cucina che non cerca di essere ricordata nell’immediato, ma che riaffiora più tardi, come una frase letta con attenzione o una scena di cinema d’autore: quando il silenzio ne rivela finalmente il senso.