A tavola con Corinna: al Darì di Verona la cucina è un gesto di ospitalità
Nel cuore di Verona, a pochi passi dall’Arena, il Darì Ristorante & Enoteca si nasconde come una scenografia teatrale dietro le quinte della città. Ospitato nello storico Palazzo Cà Rezzonico, è un luogo che si attraversa come un romanzo a capitoli: sale tematiche, luci soffuse, un giardino segreto che sembra uscito da un dipinto simbolista. Al centro di questo racconto ci sono Corinna, chef dalla sensibilità profonda, e Giuliano, patròn e anima enologica del progetto. Insieme formano il battito vitale del Darì, una dimora gastronomica nata nel 2019 dopo un lungo percorso nella ristorazione veronese, tra cui l’esperienza all’Enoteca Cangrande.

La cucina di Corinna non nasce dalla volontà di stupire, ma da un gesto primario: l’accoglienza. Cucinare, per lei, significa aprire la propria casa. È un’ospitalità autentica, mai costruita, che richiama le tavole dipinte da Vermeer o certe inquadrature intime del cinema di Rohmer, dove il cibo diventa linguaggio emotivo prima ancora che esercizio tecnico. La sua cucina affonda le radici nella tradizione veneta e veneziana, filtrata attraverso i ricordi personali e rielaborata con uno sguardo contemporaneo, aperto alle contaminazioni ma fedele all’identità.

In questo universo narrativo, la pasta occupa un ruolo centrale. Per Corinna è un linguaggio affettivo, il profumo delle cucine di casa, dei pranzi condivisi, dei gesti ripetuti che diventano rito. Semplice solo in apparenza, la pasta custodisce memoria, territorio e convivialità. È un piatto che non ammette scorciatoie, che richiede ascolto e precisione, come una frase ben scritta o una scena girata in piano sequenza.

Per il progetto Barilla Al Bronzo, la chef ha scelto di mettere al centro la struttura stessa della pasta, costruendo un piatto che ne esaltasse masticabilità ed equilibrio. Tecnica e sensibilità si incontrano così in una ricetta che racconta, senza alzare la voce, la filosofia del Darì: una cucina che sembra esserci sempre stata, come i veri classici, anche quando nasce oggi.

La cucina di Corinna non nasce dalla volontà di stupire, ma da un gesto primario: l’accoglienza. Cucinare, per lei, significa aprire la propria casa. È un’ospitalità autentica, mai costruita, che richiama le tavole dipinte da Vermeer o certe inquadrature intime del cinema di Rohmer, dove il cibo diventa linguaggio emotivo prima ancora che esercizio tecnico. La sua cucina affonda le radici nella tradizione veneta e veneziana, filtrata attraverso i ricordi personali e rielaborata con uno sguardo contemporaneo, aperto alle contaminazioni ma fedele all’identità.
Ogni piatto è un equilibrio misurato tra memoria e innovazione: ingredienti locali selezionati dialogano con incursioni aromatiche che ampliano il racconto senza tradirlo. La stagionalità guida il menu, che si muove con naturalezza tra carne, pesce, proposte vegetariane e senza glutine, mantenendo una cifra comune di genuinità ed eleganza.

In questo universo narrativo, la pasta occupa un ruolo centrale. Per Corinna è un linguaggio affettivo, il profumo delle cucine di casa, dei pranzi condivisi, dei gesti ripetuti che diventano rito. Semplice solo in apparenza, la pasta custodisce memoria, territorio e convivialità. È un piatto che non ammette scorciatoie, che richiede ascolto e precisione, come una frase ben scritta o una scena girata in piano sequenza.
Al Darì, la pasta è democratica e nobile allo stesso tempo: una tela su cui far convivere tradizione e creatività, tecnica e sentimento. Che sia fresca o secca, viene trattata come un ingrediente vivo, capace di assorbire e restituire identità. La scelta della trafilatura al bronzo è quindi una dichiarazione di coerenza: una materia che chiede rispetto e restituisce profondità, grazie alla sua superficie porosa e alla capacità di trattenere il condimento.

Per il progetto Barilla Al Bronzo, la chef ha scelto di mettere al centro la struttura stessa della pasta, costruendo un piatto che ne esaltasse masticabilità ed equilibrio. Tecnica e sensibilità si incontrano così in una ricetta che racconta, senza alzare la voce, la filosofia del Darì: una cucina che sembra esserci sempre stata, come i veri classici, anche quando nasce oggi.
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