Il cuore pulsante di questa rivoluzione sarà il 7° piano. Qui, dove lo sguardo spazia sui tetti di Roma come in una pellicola di Sorrentino, nascerà un nuovo concetto di accoglienza curato dallo studio internazionale Tihany Design il quale sta plasmando un rooftop che sarà, al contempo, tempio e salotto.
Due le anime che abiteranno questa terrazza sospesa:
• L’Anima Casual: un all-day dining dove la semplicità diventa suprema sofisticazione. Qui, la "mixology d’autore" dialogherà con piatti che sono carezze alla memoria nazionale - dalla cacio e pepe agli gnocchi alla sorrentina - per abbattere il muro di un lusso inaccessibile e riscoprire il piacere del gusto autentico della tradizione scavando nella memoria dei piatti.
• L’Anima Fine Dining: un’estensione del pensiero di De Santis. Un laboratorio di ispirazione mediterranea dove la tecnica, appresa nei grandi "esercitari" internazionali, si fonde con la materia prima trattata con arte chirurgica.
• L’Anima Casual: un all-day dining dove la semplicità diventa suprema sofisticazione. Qui, la "mixology d’autore" dialogherà con piatti che sono carezze alla memoria nazionale - dalla cacio e pepe agli gnocchi alla sorrentina - per abbattere il muro di un lusso inaccessibile e riscoprire il piacere del gusto autentico della tradizione scavando nella memoria dei piatti.
• L’Anima Fine Dining: un’estensione del pensiero di De Santis. Un laboratorio di ispirazione mediterranea dove la tecnica, appresa nei grandi "esercitari" internazionali, si fonde con la materia prima trattata con arte chirurgica.

La cucina di chef Rocco è infatti la sintesi tra il rigore della sintassi francese che incontra il lirismo del Sud. Lo chef evoca con rispetto le sue radici: il "concetto militare" appreso dal tre stelle Georges Blanc a Vonnas - dove l’ordine è disciplina estetica - e la sapienza architettonica delle salse e delle carni affinata al Domaine de Châteauvieux.
«Ho iniziato a fare i capelli bianchi seguendo un percorso lungo, dove ho imparato che la cucina non è solo atto, ma attitudine» racconta Rocco De Santis.
Nelle sue parole risuona l’eco di maestri come Gennaro Esposito, «una persona vulcanica» afferma De Santis che gli aprì le porte di Torre del Saracino, e Andrea Aprea, da cui ha mutuato quella "geometria del gusto" che rende i piatti eleganti ma mai banali.
De Santis non cerca il "copia e incolla", ma un’evoluzione. I suoi signature - gambero con la zucchetta di olive, bottone di provola con l’inzimino e ancora l’iconica triglia in crosta di pane - non sono semplici piatti, ma mete di un viaggio.
L’obiettivo è fare in modo che l’ospite non vada "al ristorante dell’hotel", ma "a mangiare la triglia di De Santis". Il piatto si spoglia del contesto per diventare esso stesso un’opera per cui vale la pena prenotare un biglietto, una camera, una serata.
Francesco Naldi e Simone D’Alessandro hanno saputo corteggiare questa visione, offrendo allo chef non solo una cucina, ma una start-up del gusto. In un momento in cui l’hôtellerie romana si risveglia da un lungo sonno, il Grand Hotel Flora sceglie la via della qualità assoluta, dove il food non è accessorio, ma colonna portante.

L’estate romana attende dunque il suo nuovo protagonista. Sullo sfondo di Via Veneto, tra il profumo del mare che risale il Tevere e il rigore di una tecnica impeccabile, la pagina è bianca. E Rocco De Santis ha già iniziato a scrivere, con l’inchiostro dei sapori, un nuovo capitolo romano.
Scopri la biografia e tutte le ricette di 🔗ROCCO DE SANTIS