Dal legno ai gesti delle mani, dalla ritualità delle cotture alle degustazioni di Sake, Hatsune Ronin è il tempio meneghino dell'Omakase Edomae, stile di sushi nato nei primi vent'anni dell'800 che letterlamente si può tradurre con "davanti a Edo" - nome della capitale dello shogunato fra il XVII e il XIX secolo - per intendere le specificità ittiche presenti nella baia antistante la città. Oggi il termine Edomae indica e sottolinea anche il sommo rispetto per la stagionalità, la freschezza e le tecniche di conservazione delle materie prime, intendendo un sushi tradizionale e di altissima qualità.
Il maestro e i suoi discepoli raccontano una storia antica, ancora attualissima, che parte dal riso cotto nel tradizionale Kamado per arrivare al Daifuku con fragola, dolce rituale della tradizione nipponica che auspica la buona sorte.

Il percoso dell'omakase è un inno all'eccellenza, dalla materia prima al servizio, passando per tagli e cotture: Branzino dry aging avvolto con daikon e bottarga di muggine e yuzukosho, Negima di otoro e un Dashi con karaage di rombo chiodato e verdure sono le entrée che aprono il viaggio, si passa poi ai tradizionalissimi nigiri come Akami e Chutoro per poi andare al Temaki di Tonno. Il gioco ittico continua con Capasanta in kobujime con caviale asetra, Gambero rosso di Mazara del Vallo e Shabu shabu di Ricciola con crema di Uni. Umani e scioglievolezza trovano la loro ratio nel Waguy scottato e nell'Anguilla in Kabayaki per chiudere con il celeberrimo Otoro zuke affumicato al fieno. L'omakase si conclude con un brodo di pesce con miso e con una selezione di dolci come il sorbetto allo yuzu, il daifuku con fragola e Tamagoyaki di stagione.
Il Giappone raccontato nella sua anima più intima e autentica, un coacervo di profumi e sensazioni che riportano i sensi nella baia di Edo, crocevia di gusti e ritualità.