Hotel Excelsior Venice Lido: materia, forme e memorie

Tra le architetture moresche del Lido, un racconto di accoglienza e di gastronomia regionale d'Italia.
Da metà settembre, spenti i riflettori del Festival, il Lido si spoglia del clamore e riacquista la sua dimensione più autentica in vista della prossima primavera. In questo spazio di ritrovata quiete, l'Hotel Excelsior Venice Lido si erge con le sue architetture moresche, offrendo una prospettiva celebre ma inedita sulla laguna. Lasciarsi alle spalle Santa Lucia per fendere le acque fino all'hotel è un vero e proprio rituale: l'approdo al molo, tra suggestioni floreali e un'impalpabile atmosfera d'epoca, segna l'ingresso in una dimensione sospesa, lontana dalle rotte più battute.

Le nuove suite assecondano questa memoria storica: l'estetica moresca dialoga con i riflessi degli specchi veneziani, mentre le ampie vedute sul mare e i motivi a righe, chiara eco delle tende nobiliari d'Oriente, definiscono uno spazio intimo e domestico. L'hotellerie si manifesta qui nei ritagli di tempo e nelle attenzioni misurate, piccole accortezze che preparano il terreno a una passeggiata notturna sulla spiaggia, ascoltando il respiro della laguna.



La proposta gastronomica dell'executive chef Mezzarosa si innesta in questa cornice con un pensiero volto tanto all’esaltazione quanto alla sintesi. Il suo menu è un atlante che raccoglie tecniche e memorie dalle singole regioni d'Italia per tradurle in esecuzioni unitarie, cercando un dialogo continuo fra territori. Al ristorante sulla spiaggia la memoria lagunare si esprime in un fritto misto alla veneziana, con
sbrissi e sbrusi di asciutta perfezione, affiancato da un carpaccio di manzo Garronese veneto, dove un crumble di olive e l'agrodolce del finocchio marino intervengono a scandire sapidità e freschezza.



L'apertura del menu serale è un omaggio essenziale alla tradizione del cicchetto: sardella e mandorle, pomodoro e basilico, e un baccalà mantecato di estremo rigore. Il passaggio successivo affida al crudo di gamberi alla mediterranea il compito di pulire il palato con la sua purezza iodata. Sui primi piatti l'indagine si sposta sui grassi e sulle persistenze: il risotto mantecato con bisque gioca sui contrasti termici dei gamberi, appoggiandosi alle note lattiche, fondenti e aromatiche di stracciatella e olio al dragoncello. Il classico aglio, olio e peperoncino trova una nuova profondità nell'incontro con le seppie al nero, mentre i maccheroncini al torchio con granchio e pomodorini confit portano in tavola una tematica urgente della laguna, nobilitando una specie infestante in chiave gastronomica. Sui secondi la tecnica si fa celebrazione. L'astice viene scisso in due declinazioni, prima abbinato al pomodoro e contrastato dall'oliva taggiasca, poi racchiuso in un piccolo panino farcito servito con un side di caponata. Poi il filetto di tonno, condito con le erbe tipiche della porchetta e accompagnato da una salsa verde: un gioco palatale che applica la memoria contadina su una proteina ittica, celebrando le origini umbre dello chef. A chiudere il cerchio, un dessert con cake e mousse al limone e gelato al basilico che fa eco al mediterraneo.

Un luogo dove l'eredità storica dialoga ininterrottamente con il presente, fra passato e futuro dell’ospitalità e della gastronomia, un viaggio palatale, e non solo, che permette di vivere in un racconto atemporale.



La storica Moorish Courtyard, cuore pulsante dell'Hotel Excelsior Venice Lido, appena rinnovata. 
Published on: 15-09-2026