Cos’altro è il Bloody Mary, epitome del cocktail del mattino dopo creato (si dice) da Fernand Petiot a Parigi negli anni Venti, se non un cocktail gastronomico, composto di succo di pomodoro, salsa Worchestershire, tabasco, spezie secondo preferenza e sì, una onesta dose di vodka? Cocktail divenuti patrimonio, e a volte incubo per i bartender del mondo, come Alexander (gin, creme de cacao), Grasshopper (creme de menthe, creme de cacao) o Pink Squirrel (creme de noyaux, creme de cacao), che hanno tutti in comune l’utilizzo della panna e risalgono almeno agli anni Quaranta. Prima ancora, addirittura, la Regina Vittoria (incoronata nel 1837) pare adorasse il mitico Soyer au Champagne, una coppa di gelato alla vaniglia imbibita di champagne, appunto, con un goccio di cognac (a dirla tutta la sovrana apprezzava più di un goccio, ma insomma chi siamo noi per giudicare). I Futuristi del ventennio fascista tirarono fuori la loro celeberrima, o famigerata, miscelazione che nelle guarnizioni esplodeva in connubi di sapori impensabili per l’epoca, come la Giostra d’Alcol, che veniva decorata con uno spiedino in cui erano infilzati un cubetto di parmigiano e un pezzo di cioccolato fondente.
Cosa si intende allora per cocktail gastronomico? L’utilizzo di ingredienti edibili, e non solo bevibili? Allora si considerino il One Sip Martini del Tayēr+Elementary di Londra, servito con un’oliva ripiena di blue cheese, oppure il Chungju Gimbap del Bar Cham di Seoul, che lavora con il wasabi e prodotti alcolici locali per riportare lo street food coreano in un bicchiere. Magari conta la presenza di liquidi non alcolici, generalmente associati alla cucina? Via, in lista le saporitissime varianti del Bloody Mary, ovvero il Bullshot (con brodo di carne) e il Ceasar (con addirittura il clamato, salsa di pomodoro e vongole). Qualche solone parla di “cocktail abbinabili a piatti più complessi”, per una “esperienza” (termine ormai inflazionato oltre ogni limite) di pairing: sia detto loro che tutte le ricette da aperitivo classiche, che all’interno presentano elementi amaricanti e vinosi, oppure anche entrambe le cose, possono serenamente qualificarsi come tali se interpretati in modo corretto e - perché no? - innovativo. Un Americano (Campari, vermouth dolce e soda), un Negroni (Campari, vermouth dolce e gin), un Bamboo (sherry e vermouth dry) sono sostegno perfetto per antipasti anche ricercati, e la lista dei drink simili è sterminata [...]
Estratto di "Cocktail da cucina" di Carlo Carnevale su ItaliaSquisita 52, scopri l'ultimo numero sul nostro shop!