Massimiliano Alajmo: lo chef sinestetico della provincia di Padova

Padovano, chef artista e concettuale, Massimiliano Alajmo è riuscito negli anni a fondere l’astrattezza dell’arte, della poesia e della letteratura alla concretezza della cucina. Con l’esaltazione dell’olfatto e della memoria gustativa, a “Le Calandre” trasmette le idee esterne al mondo gastronomico nell’universo goloso del commensale con spirito ludico, ingredienti da favola e tanta colta ironia.

Nato a Padova nel 1974, Massimiliano, insieme al fratello Raffaele e alla sorella Laura, rappresenta la terza generazione di una famiglia di ristoratori, che hanno nel dna la passione per il cibo e la cucina.

Dopo aver frequentato l’istituto alberghiero, Massimiliano inizia le sue prime esperienze presso le cucine di importanti chef italiani ed europei: Ja Navalge di Alfredo Chiocchetti a Moena (TN), e in Francia all'Auberge de l’Eridan di Marc Veyrat a Veyrier Du Lac D’annecy e al Les Près D’eugenie di Michel Guerard a Eugénie Les Bains.

Dopo il diploma conseguito nel 1993, Massimiliano inizia a lavorare nella cucina de “Le Calandre” insieme alla mamma Rita Chimetto, che nel 1992 ebbe la prima stella michelin. il 13 marzo 1994 Massimiliano assume il comando della cucina e nel 1996 prende la seconda stella dalla stella guida. Il 27 novembre 2002 Massimiliano conquista infine la terza stella, entrando nella storia come il più giovane chef al mondo ad aver ricevuto a soli 28 anni questo prestigioso riconoscimento.

Massimiliano Alajmo è capace di bere e festeggiare da veneto purosangue, di fare tardi alle riunioni, di ridere di grasso gusto e cucinare spaghetti allo scoglio per la propria brigata alle tre del mattino, ma allo stesso tempo è un marchingegno infallibile, una sorta di pendolo di Galileo che gestisce le azioni come assi cartesiani, incarnando lo spirito metodico di Palladio e Tito Livio.

Nell’ultimo periodo la mente di Massimiliano si è concentrata su tre concetti concentrici: leggerezza, profondità e fluidità. Non per gioia onanistica, ma per capire come si comportano il commensale e il cuoco nell’interazione con la materia. Inizia dunque la sua indagine nell’universo dei cinque sensi, ma senza estremizzare, senza rendere astratta la semplicità del buon cibo. Questa è dunque l’amata sinestesia, la figura retorica che rende poesia l’orgia dei sensi.

E proprio investigando in tale ambito, Alajmo è arrivato alla conclusione che l’olfatto vince su tutto, perché è il senso più rapido e quello che influenza maggiormente la sfera emozionale dell’essere vivente. E’ il senso più antico, sia negli animali che nell’uomo. Non passando dalla parte razionale infatti i profumi transitano nella sede della memoria, in quel vissuto che spalanca nuovi-vecchi mondi e ricordi dell’infanzia.

E’ cuoco, pittore, editore, fotografo, scrittore, sceneggiatore, viaggiatore, imprenditore e infallibile canzonatore. la sua ironia fagocita gioco, cucina e arte con un aplomb disarmante e concettualmente affascinante. E’ di sicuro uno chef sinestetico, ossia un cuciniere che manipola naturalmente gli ingredienti per creare il turbinio dei sensi, che fa vorticare il commensale e lo riporta coi neuroni nella propria memoria gustativa.

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