Dopo Gualtiero Marchesi ed Enrico Crippa, Damiano Nigro è pronto per dedicarsi alla sua Villa D'Amelia

Damiano Nigro può forse essere definito come uno “chef errante”, poiché la sua curiosità l’ha spinto veramente ovunque. A 15 anni, davvero coraggioso, ha deciso di lasciare Brindisi, la terra dei Messapi, per avventurarsi nello sconosciuto mondo della cucina.

«Ho iniziato come lavapiatti, a Courmayeur, visto che ero soltanto un ragazzino e quindi assolutamente inesperto» rivela Damiano. «Potevo vedere la cucina unicamente da una minuscola finestra perché intorno a me avevo solo spugne, lavandini e una montagna di piatti da sciacquare! Il desiderio di conoscere e imparare mi spingeva a sbirciare i cuochi e forse fu proprio tale atteggiamento inconscio a salvarmi dalla lavastoviglie…».

Fu infatti proprio lo chef del ristorante a notare quel ragazzo curioso, e il passo successivo fu quello di promuoverlo alla mansione di lava pentole. «Lavando gli strumenti dello chef ho avuto un’occasione imperdibile, quella di entrare veramente in cucina!» ricorda Damiano.

Da una semplice e apparentemente microscopica opportunità, lo chef di Villa D’Amelia si è fatto spazio, apprendendo e salendo di grado nella difficile gerarchia di brigata.

«Ho visto la cucina in tutti i suoi meandri, nessun angolo mi è sfuggito!» E infatti a 19 anni passava da Alfredo Chiocchetti, all’allora ristorante di Moena, e poi, tre anni dopo, da Gualtiero Marchesi prima a Milano poi a Erbusco. Il suo percorso nel mondo stellato era dunque cominciato.

«Da Gualtiero Marchesi ho visto per la prima volta la perfezione, la ricerca spasmodica della qualità della materia prima, la grande tecnica. Il suo sushi all’italiana più di dieci anni fa era sperimentazione pura!» racconta Damiano Nigro con un pizzico di compiacenza.

«È stato un grande maestro per me, quasi illuminante». Dopo tale esperienza ha spiccato il volo ed è giunto in Inghilterra, a Waterside Inn, e l’impatto è stato forte e azzardato.

Il suo arrivo ha dato nuovi input alla cucina di Michel Roux: l’italianità del suo sangue ha spinto il grande chef francese ad affi ancarlo al sous chef, per creare eccellenti piatti di pasta e risotti. L’avventura inglese è poi continuata per quattro anni a Londra, con Marco Pierre White: «Questo chef genio e folle mi ha insegnato ad applicare la cucina gourmet a un grande numero di coperti.

Era una brasserie di lusso con centinaia e centinaia di clienti: un’esperienza davvero impegnativa, perché gli ospiti erano tanti e la qualità dei piatti doveva essere sempre impeccabile».

Da qui Nigro si trasferì in Francia: a Parigi, da Alain Ducasse e successivamente da Alain Soliveres, per due anni e mezzo. Con questo si è chiuso il suo ciclo europeo, perché la voglia di tornare in Italia era talmente grande che nessuno ha potuto fermarlo.

Passò a lavorare prima da Paola Budel, al ristorante del Principe di Savoia di Milano, e poi con Enrico Crippa, al ristorante “Piazza Duomo” di Alba. Dalla fine del 2006 è lo chef di “Villa D’Amelia”, dove il suo estro culinario si affida a un’esperienza quasi ventennale nelle migliori cucine italiane ed europee.
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