Antonino Cannavacciuolo: sorrentino nel sangue ma piemontese d’adozione

Villa Crespi” è un posto da sogno, un minareto arabescato sul Lago d’Orta. In questa residenza di fine ‘800 sono stati creati un hotel e un ristorante da mille e una notte, dove lo chef Antonino Cannavacciuolo realizza la sua cucina solare.

«Sono arrivato da queste parti per caso, per delle stagioni lavorative, e la mia passione per la cucina è nata quasi per scherzo: a circa vent’anni, pescando, mi sono chiesto come sarebbe stato cucinare una trota e un luccio!».

In effetti la sua terra d’origine è ben lontana dal Piemonte perché è nato a Vico Equense, vicino Napoli, e la sua infanzia è ricchissima di aneddoti culinari, come se tutto fosse stato predestinato fin dall’inizio.

«Mia nonna aveva una piccola fattoria con galline e maiali, mio padre era uno chef di cucina e io fin da piccolo avevo un rapporto magico con la natura» racconta Antonino. Dopo la scuola alberghiera a Vico Equense arrivano le stagioni sul Lago d’Orta, a Capri nel Grand Hotel Quisisana, in Francia nei tristellati “Auberge de l’Ill” e “Le Buerehiesel”.

Un’esplosione che lo porta alla fine del 1999 a essere l’elemento fisso del ristorante “Villa Crespi” insieme alla moglie Cinzia. «La scuola mi ha dato le basi, i ristoranti francesi mi hanno insegnato l’organizzazione e il rispetto per le materie prime, e Nazareno Menghini del Quisisana è stato forse il mio vero maestro. È in quel momento che ho scoperto la cucina creativa e d’autore, quella cucina che fa pensare oltre che emozionare».

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