Chef

Stefania Di Pasquo e la sua cucina del territorio

È uno dei migliori volti della cucina molisana, cuoca dell’invisibile e del silenzioso. È la cuoca di Agnone, un piccolo paese dove da secoli si lavora il metallo e si fondono campane, un posto nascosto e pieno di bellezza.
Ha trentasette anni, una laurea in economia e i nonni che coltivavano in montagna. Dopo la laurea Stefania Di Pasquo inizia a lavorare nell’impresa di famiglia: è un’impresa edile e lei si occupa dell’amministrazione. In quel momento ha ventisei anni e le piace preparare i dolci. 

I nonni sono proprietari di un vecchio casale da ristrutturare, e la famiglia decide pertanto di sistemarlo, è il 2007. C’è lo spazio e un tarlo inizia a scavare nella testa di Stefania: le piacerebbe accogliere le persone e cucinare per loro. «Avevo studiato altro nella vita e sapevo che senza una base non sarei mai riuscita». È il 2011 e lo stesso anno Niko Romito inaugura la sua accademia nel vicinissimo Abruzzo. Non ci pensa due volte, Stefania è nella prima classe che si diploma a Castel di Sangro. Di lei Romito dirà: «Fa quello che da bambina ha sempre detto di voler fare: cucinare». 

Dopo l’accademia c’è uno stage al Reale (il ristorante tristellato di Romito), dove impara che la cucina può essere un atto di concetto, che forme e sostanze possono essere messe in discussione solo quando si ha un punto fisso da cui poterle riconoscere. Lei decide di rimanere dov’è nata e da lì porta in alto (e in altro) ciò che sta in basso. Ritorna al paese e apre Locanda Mammì, dedicando il locale alla nonna.

Estratto di "Stefania Di Pasquo" di Francesco Morresi nel n°41 di ItaliaSquisita

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