Ristoranti

La lettera del ristorante Abruzzino

Una stella Michelin e due generazioni nella ristorazione, la famiglia spiega in una comunicazione scritta le proprie idee riguardo l'ordinanza della governatrice Iole Santelli.
La nostra è una storia imprenditoriale di famiglia nata nel 2008, quando abbiamo deciso di aprire il nostro ristorante, nella periferia est di Catanzaro, in una piccola frazione che si chiama Santo Janni. Una scommessa oggi vinta grazie a impegno, passione, professionalità e tanto sacrificio. Da quando abbiamo aperto, la nostra attenzione si è sempre focalizzata sul benessere dei nostri clienti e del nostro staff. Abbiamo sempre fatto il massimo per regalare attraverso il nostro lavoro e i nostri piatti un sorriso ai nostri ospiti. Muniti oltre che dalla professionalità, dal calore umano che contraddistingue la nostra famiglia. Oggi ci troviamo a confrontarci con un’emergenza che mai avremmo immaginato. Purtroppo dire che non c’è preoccupazione o paura sarebbe una bugia. Ma nello stesso tempo siamo positivi e crediamo che questa brutta storia possa trasformarsi in un motivo di rinascita per riprendere a lavorare più e meglio di prima. Come si suol dire, crediamo che “dopo ogni tempesta, il sole tornerà a brillare”. Noi siamo semplicemente cuochi, non ci occupiamo di politica e vogliamo continuare a non farlo, ma all’indomani dell’ordinanza emanata dalla nostra presidente di regione, da italiani e calabresi, e soprattutto da ristoratori, vorremmo dire come la pensiamo. Siamo convinti visto le sostanziali differenze dello sviluppo della pandemia in Italia, che la cosa giusta da fare, sia ragionare su una fase 2 differenziata per le regioni. Ci chiediamo come sia possibile ancora credere il contrario, quando la differenza dello sviluppo epidemiologico tra le regioni italiane sia cosi abissale, basti pensare che la nostra regione dall’inizio della pandemia, abbia superato di poco i mille contagi, mentre ci sono regioni che ancora oggi si avvicinano o superano i 500 contagi al giorno. Inoltre altre nazioni si sono mosse in questa direzione, come la Spagna, il cui modello di ripartenza, prevede una fase2 differenziata addirittura per provincia. Ma nonostante siamo convinti di questo, pensiamo che in questo momento, più che mai serva cautela e unione, per non vanificare gli sforzi fatti fino ad ora. In questo momento è giusto che i presidenti di regione, conoscendo e monitorando i propri territori, debbano avere più autonomia decisionale.

Non si possono, però, nemmeno fare ordinanze dalla sera alla mattina, senza un minimo di programmazione e confronto con le imprese, i commercianti e i settori interessati. È necessario pensare ad una ripartenza anticipata ma ben programmata, senza tralasciare alcun aspetto del settore ristorativo e turistico. Come alberghi, villaggi e sale ricevimenti che muovono gran parte della economia della regione. Bisogna ripartire il prima possibile, ma avendo a cuore la salute pubblica, senza trascurare l’ipotesi di una ondata di ritorno della pandemia, che andrebbe a vanificare tutti gli sforzi fatti fino ad ora e a rovinare quel poco di speranza che c’è nell’affrontare la stagione estiva ormai compromessa. Le piccole e grandi imprese, inoltre e soprattutto, hanno la necessita e il diritto, prima ancora di pensare a come ripartire, ad avere risposte certe dal punto di vista economico, in modo da sapere e conoscere il proprio futuro. Troppo facile è dire “da domani potrete riaprire” ma senza calcolare il rischio imprenditoriale che ci sarebbe da affrontare in questo momento a causa delle eventuali restrizioni, e di un eventuale calo di lavoro, senza avere una certezza di provvedimenti regionali e nazionali dal punto di vista economico. La voglia di aprire e ripartire e tanta, non vediamo l’ora di tornare nel nostro ristorante e nella nostra cucina, riabbracciare i nostri collaboratori e rivivere i sorrisi dei nostri clienti. Ogni giorno anche in questo momento, pensiamo e programmiamo la nostra riapertura, ma lo faremo solo quando, in totale sicurezza, saremo certi che i nostri ospiti torneranno a rivivere la nostra esperienza come prima, senza vincoli, mentali soprattutto, ma anche dal punto di vista dell’atmosfera. Noi facciamo il nostro lavoro con passione, proviamo a far emozionare i nostri ospiti, non solo attraverso i piatti, ma anche attraverso il servizio ed il calore umano. Il fattore umano per noi, ma penso nella ristorazione italiana in generale, è da sempre il punto centrale di tutte le attività di ristorazione e di ospitalità, di cui non si può assolutamente fare a meno. Inoltre speriamo e crediamo che nella fase di ripresa, prendendo atto da questa brutta parentesi nazionale, tutti siano consapevoli che bisogna valorizzare il più possibile il Made in Italy, scegliendo le piccole imprese, gli artigiani e i piccoli produttori locali, cosi da avere la forza per ripartire tutti insieme e vedere di nuovo brillare la nostra splendida Italia.

La famiglia Abbruzzino

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