Paolo Barrale alla guida del nuovo Aria

Il 24 giugno aprirà a Napoli il nuovo salotto gastronomico dove verrà proposto un concetto di cucina del tutto inedito, che gioca tra irriverenza e abbinamenti, sacro e profano, Miseria e nobiltà, il tutto per divertire e stupire.
Il nuovo ristorante Aria firmato dal Gruppo JCo, ben noto per i suoi format di successo tra Napoli e Portici (J Contemporary Japanese Restaurant e Sushi And Co), vedrà alla guida della brigata Paolo Barrale, il quale ha creato un’offerta gastronomica di grande personalità ricca di contaminazioni internazionali.

Sarà un vero e proprio salotto gastronomico nel centro di Napoli, e ospiterà nei i suoi 450 metri quadrati, 2 sale con 30 sedute più altre 10 nella sala privata che ospita il tavolo conviviale: “Una cucina fortemente legata allo spirito della tradizione campana - spiega lo chef - però che mira a un pensiero moderno". Implementazioni tecniche,  ingredienti locali e non, per un’offerta "irriverente" ma al tempo stesso concreta: non verrà snaturato il concetto di cucina regionale, ma si troveranno in menu tante materie prime, non tutte di origini campane, con le quali lo chef perseguirà la filosofia di una cucina moderna e contemporanea.

La proposta gastronomica prevederà oltre alla carta, due menù degustazione: Aria di casa e Boccata d’Aria, il primo più classico il secondo più avanguardista, e ancora tanti
signature dish tra cui il Cocktail di Astice, gli Agnolotti del plin alla Nerano e Miseria e Nobiltà (omaggio al film con Totò) dove alla testina di vitello che assume la forma di terrina, viene abbinata panna acida e caviale, accompagnata poi da ravanelli all’agro e da un infuso di mela annurca. Ricchi di esterofilia, invece, alcuni piatti che uniscono le origini siciliane dello chef alla tradizione asiatica tra cui il Ramen fuori dalla Norma con brodo di melanzane, pomodoro fresco, ricotta stagionata di mandorla, basilico, semi di basilico e cipollotto.

Come sostiene lo chef: “Noi siamo nati per seguire un’evoluzione naturale, per guardare avanti, ma spesso si dovrebbe anche guardare indietro e riscoprire quanto c’è sia nella cucina tradizionale che in quella classica. – tiene a spiegare Paolo Barrale - Il vecchio per me non significa obsoleto, ma antico, storia. Alla fine quello che conta è il risultato, che deve essere sinceramente buono.”

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