Napoli: i ristoranti preferiti dalla gioventù gourmet

Napoli è una città che nell’ultimo decennio è riuscita sempre di più a svelare la sua anima fresca e intraprendente, arricchendosi di tanti ristoranti, alcuni nuovissimi, che sono diventati anche polo di aggregazione, moda e buon cibo. E i giovani della città sono stati fin da subito molto ricettivi, divenendo in breve tempo una generazione di gourmand all’ombra del Vesuvio.
Un primo filone che domina l’immaginario è quello del mangiar pesce fresco e di qualità, in particolar modo il crudo di mare, in tutta la seduzione del pescato, dei crostacei e del conchigliame. Capostipite del successo tra le nuove generazioni è sicuramente Terrazza Calabritto di Enzo Politelli, che da Piazza Vittoria ha ispirato generazioni di avventori tanto a Napoli quanto ora a Milano con la sua idea di cucina napoletana contemporanea, raffinata ed estetica senza mai dimenticare i pregi della concretezza. Seguono alla grande, ognuno secondo il proprio credo - rispettivamente più luxury il primo e più young friendly il secondo - Punto Nave a Monteruscello dei fratelli Testa e No.Ro a Posillipo, di Antonio Pisco. Grandissimo pescato, crostacei, molluschi e ricci di mare, sfilettato di enorme qualità fanno da trait d’union a una serie di portate di cucina che s’ispirano alle influenze del mondo.

Ristoranti davvero molti interessanti in fatto di braci e carni dal mondo sono Granfuoco Braceria e Riserva Rooftop, entrambi che dominano la collina di Posillipo, a duplice latitudine. Il minimo comune denominatore di queste due realtà è un’accorta e accurata selezione di carni dal mondo, salumi pregiati e piatti interessanti di cucina, nei quali l’elemento primal della “ciccia” la fa assolutamente da padrone. In merito al secondo va doverosamente segnalata la vocazione marcatamente internazionalistica, con terrazze lounge nelle quali lo sguardo si perde alla vista di Napoli, nonché un interessante privé per le degustazioni di vini e champagne di pregio. 

Come non trattare poi le tavole stellate. Dal decano del mare Lino Scarallo a Palazzo Petrucci, nel cuore di Posillipo, passando per l’esoterismo culinario dell’Aria di Paolo Barrale, a due passi dal Maschio Angioino, e per la cucina sapiente e raffinata di Luigi Salomone da Re Santi e Leoni a Nola, fino all’eccellente e sofisticata cucina di Domenico Candela, novello Monzù al contrario del George Restaurant del Grand Hotel Parkers di Napoli. Tutte queste realtà hanno fatto centro nel cuore dei più giovani perché sono legate da un unico fil rouge: il legame forte con le radici partenopee senza mai dimenticare di porre la clientela di ogni età al centro dell’attenzione.

E per concludere in bellezza la componente asiatica/nipponica della città, che da sempre, forse per prima, ha esemplificato l’idea di ristorante cool a Napoli. E dunque, sia che si parta dalla provincia con Muta Napoli (a Cardito) e Roji Japan Fusion Restaurant (a Nola), sia che ci si trovi nel centro storico della città con J. Japanese Restaurant o Jap-One, il paradigma è sempre quello: ambiente ricercato, cucina di qualità e bella gente. Doverosa nota a margine merita la new entry cittadina, il NoA Restaurant di via Filangieri, capitanato dallo chef Alex Pochynok, cuoco che con il suo sperimentalismo esperienziale pan-asiatico ha portato questo luogo gastronomico a costituire un unicum ovvero essere il primo lounge/fine dining restaurant di Napoli che permette un viaggio di sapori dalla Cina al Giappone, passando per il Vietnam, con un tocco campano. Imperdibili i gyoza alla Nerano.

di Ugo Marchionne

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