Giacomo Besuschio: una storia di famiglia. E non solo...

Ha fatto cose, visto gente, soprattutto laboratori, per poter affermare la propria identità al di là del nome che porta. E ci è riuscito.
Se fosse un dolce sarebbe una Sacher, ma quella che fa lui nella sua pasticceria di famiglia, perché ha un cremoso di cioccolato all’interno ad alto tasso di endorfine! Classe 1993, Giacomo Besuschio è un figlio d’arte, ma non un figlio di papà. I suoi sono pasticceri dal 1845 in quel di Abbiategrasso e, con lui, sono alla sesta generazione: «Una cosa che accomuna me e mio padre è che abbiamo entrambi le mani fredde: se devi lavorare il cioccolato e i lievitati ti agevola». Il destino di Giacomo Besuschio sembrava già scritto: seguire le orme di papà Andrea che è cioccolatiere virtuoso, sommelier ed erede di una lunga tradizione di lievitisti pasticceri. La svolta arriva alla vigilia della laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari con uno stage all’École du Grand Chocolat Valrhona a Tain l’Hermitage con Frédéric Bau, il fondatore e guru dei cioccolatieri. Nel 2018 viene affidato a Giacomo il reparto dei lievitati e questo tira fuori la sua vera essenza di pasticcere. Con il suo Straciock arriva terzo al concorso del Miglior Panettone al Cioccolato. Si ritrova a gestire il forno storico a mattoni refrattari che, in 80 anni, non si è mai spento e che dona agli impasti morbidezza e aromaticità grazie a una cottura dolce e omogenea. E ancora, crea La Sesta, una torta esagonale al cioccolato, pistacchio e lampone che richiama la forma delle piastrelle d’epoca del laboratorio dando il via alla sesta generazione Besuschio. La sua. Quella sulla quale nemmeno lui avrebbe scommesso. E invece.

Anteprima di Giacomo Besuschio di Cinzia Passera in uscita sul n° 38 di ItaliaSquisita.

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