Foss Marai: tra famiglia, territorio e passione per il vino

Una storia familiare che dal cuore del Valdobbiadene DOCG alla Murgia pugliese trasforma terroir, lieviti e dedizione in vini identitari, custodendo la qualità come un’eredità da tramandare.
Foss Marai non è solo un’azienda vinicola: è la storia di una famiglia che, da quasi quarant’anni, coltiva con cura la propria terra e la propria passione. Tutto ebbe inizio nel 1986, quando Carlo e Adriana Biasiotto decisero di fondare l’azienda. Oggi, insieme ai tre figli, continuano a guidarla, mantenendo intatta la filosofia che li ha sempre contraddistinti: qualità prima di tutto, senza compromessi, e una conduzione rigorosamente familiare.

Sette ettari nel cuore del Valdobbiadene DOCG raccontano da soli la dedizione della famiglia. Qui si coltiva il Glera, vitigno a bacca bianca semi-aromatico, da cui nascono gli spumanti più conosciuti dell’azienda. Ma non basta: il territorio stesso, con il suo microclima unico, contribuisce alla magia dei vini. I venti che arrivano da sud vengono dolcemente sollevati dalle colline e dal Montello, mentre le Prealpi a nord proteggono le viti da venti freddi e gelate. Il risultato è un clima equilibrato, che permette all’uva di maturare lentamente, preservando aromi e sapidità.

Tra le gemme del territorio c’è il Cartizze, la collina più famosa del Valdobbiadene. Solo centottantotto ettari di terreno esposto a sud, dove il sole accompagna le viti per tutto il giorno e regala un’uva ricca di zuccheri naturali. Qui il vino nasce dry, morbido e amabile, ed è considerato il fiore all’occhiello della produzione: un vero “Pentagono d’oro”, come lo chiamano gli esperti, simbolo di qualità e unicità.

Ma Foss Marai non si ferma in Veneto. La famiglia ha scelto anche la Puglia, nella zona di Corato in Alta Murgia, con cento ettari di proprietà. Qui il clima e il terreno consentono di coltivare vitigni a bacca rossa, da cui nascono tre vini rossi e uno spumante rosato, e qualche varietà a bacca bianca. Una scelta che dimostra come passione e attenzione possano dialogare con territori diversi, mantenendo sempre al centro la qualità.

Ogni fase della produzione riflette la filosofia della famiglia: niente grande distribuzione, ma solo Horeca e clienti diretti, per assicurare che ogni bottiglia arrivi sulle tavole nel modo migliore. La sapidità dei vini, il profumo degli aromi, la mineralità dei terreni di marne e arenarie bianche: tutto nasce da un legame profondo con la terra, rispettato e custodito con attenzione.

Con circa un milione e mezzo di bottiglie prodotte ogni anno, Foss Marai porta nelle case e nei ristoranti non solo vino, ma anche una storia fatta di passione, famiglia e territorio. Ogni bicchiere racconta la cura con cui i Biasiotto coltivano le loro vigne, la bellezza delle colline di Valdobbiadene e la dedizione di chi, da generazioni, mette l’amore per il vino prima di tutto

Foss Marai e la Magia dei Lieviti: Il Cuore Vivo del Prosecco
La fermentazione del vino non è solo chimica, è vita. In casa Foss Marai, la scelta e la gestione dei lieviti rappresenta una vera e propria rivoluzione enologica. L’azienda ha lavorato negli anni alla selezione di ceppi propri, partendo dalla buccia dell’uva, dove la pruina custodisce un mix naturale di lieviti e batteri. Grazie a collaborazioni con le università, sono stati isolati e testati centinaia di ceppi, fino a ottenere una rosa selezionata di 33 lieviti, di cui circa sette o otto utilizzati per le spumantizzazioni.

Qui, i lieviti non sono “usa e getta” come nelle bustine commerciali. Vengono coltivati con cura su agar sterilizzato, mantenuti vivi in condizioni ottimali e moltiplicati gradualmente, come un lievito madre. La fermentazione parte dai flaconcini da pochi millilitri e, passo dopo passo, cresce fino alle autoclavette da venti litri e ai serbatoi da decine di ettolitri, dove il mosto comincia a trasformarsi in vino.

Un aspetto fondamentale è l’equilibrio: combinando diversi ceppi, i lieviti aiutano a modulare l’aroma dell’annata, valorizzando note fruttate e armonizzando le caratteristiche tipiche dell’uva. Il processo non è semplice: i lieviti affrontano ambienti ostili, dall’alcol presente nel vino alla pressione durante la spumantizzazione, e solo i più resistenti completano la fermentazione.

In sintesi, dietro ogni bottiglia di Valdobbiadene DOCG di Foss Marai c’è un lavoro meticoloso e quasi artigianale: una danza tra scienza e natura, dove ogni lievito è protagonista e custode dei profumi autentici dell’uva.


Conegliano Valdobbiadene: identità, storia e unicità del Prosecco Superiore
Nel corso di un intervento pubblico, Diego Tomasi – direttore del Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG ed ex ricercatore per oltre trent’anni – ha ricostruito l’origine, l’evoluzione e il valore unico del territorio che genera il Prosecco Superiore. Un racconto che intreccia storia agricola, caratteristiche geologiche e trasformazioni economiche.

Tomasi ha ricordato come l’area di Conegliano Valdobbiadene, oggi riconosciuta anche come paesaggio UNESCO, sia profondamente diversa dall’ampia pianura del Prosecco DOC: qui la viticoltura è manuale, complessa, modellata nei secoli da famiglie che hanno scavato ciglioni e terrazzamenti a mano, creando un paesaggio viticolo irripetibile. Su 15 comuni si producono 90 milioni di bottiglie, contro i 660 milioni della vasta DOC di pianura, meccanizzata e più recente.

Elemento chiave della superiorità della DOCG è il terroir, inteso come combinazione di storia, suolo e microclimi: le colline, emerse milioni di anni fa dallo scontro tra placca africana ed europea, offrono nove tipologie principali di suoli sedimentari, arricchiti dalle glaciazioni. Il vitigno Glera – autoctono “per luogo” più che per origine storica – ha trovato qui il suo habitat ideale: sensibile al clima, poco produttore di zuccheri e capace di esprimere aromi diversi in base a esposizione, altitudine e temperature.

Tomasi ha sottolineato come proprio questa sensibilità al microclima renda possibile la grande varietà espressiva delle 43 Rive, le sottozone della DOCG, e distingua nettamente il Conegliano Valdobbiadene dalle produzioni di pianura.

Infine, i dati di mercato confermano la vitalità del distretto: nel 2024 la denominazione ha registrato una crescita del 9%, con il 40% della produzione destinato all’export, soprattutto verso Regno Unito, Germania, Austria, Svizzera, Stati Uniti e una Francia sempre più ricettiva tra i giovani consumatori.

Il messaggio conclusivo è chiaro: non tutti i Prosecchi sono uguali. La DOCG Conegliano Valdobbiadene rappresenta un vino radicato in un territorio unico, frutto di storia, cultura contadina e caratteristiche naturali non riproducibili altrove.

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