Ego Roma: il racconto

Ego: è la somma di due vite, ognuna con le proprie esperienze, convergenti in un progetto che non ha barriere o confini mentali, perché la cucina è un racconto di vita e un linguaggio universale.
Chissà perché, nell'immaginario collettivo, la parola Ego ha sempre un retropensiero amaro, che connota un modo di “darsi delle arie”. Forse è anche per sfatare questo mito che i giovanissimi Beatrice Venturini e Lorenzo De Lio, nemmeno trentenni, hanno voluto battezzare così il loro ristorante a Roma, aperto nella primavera del 2024.

Si sono conosciuti a Madrid, grazie a un certo Dabiz Muñoz, che li ha avuti in brigata da DiverXO, lui in cucina, lei in sala. Dopo un po’ di nomadismo, specie in Messico, hanno aperto Ego. È un locale-bomboniera, con interni minimal, in metallo e legno, tende rosse, uno specchio dorato e un muro rivestito da una carta da parati estremamente pop, con pupazzi, maschere, maiali volanti, che si rifà molto a un certo stile madrileno.

Vengono serviti menù degustazione, da tre a nove piatti, tutti alla cieca e con un atto coraggioso: non c’è il cestino del pane (se necessario, viene servito un carboidrato appositamente, come side dish). Arrivano una serie di bocconi che ricordano le tapas spagnole, in un turbine di gusti che solleticano gola, palato e mente. Si allacciano le cinture e si decolla da Roma, coi totani di Fiumicino, tuorlo, miso e aceto di riso, continuando in Asia con l’orata marinata nello Shiokōji e cotta in tempura, servita con un sorprendente sake frizzante, o col Granchio blu Gejang coreano nella zuppa Laksa, tipica della Malesia. Le papille esplodono di stimoli, ben diversi a quanto siamo abituati in Italia, ma è bello essere trascinati in tale vortice, dove la curiosità cresce esponenzialmente. Due tocchi europei si intravedono nella pasta, un Fusilloro Verrigni, condito con curry tandoori vindaloo e papadum di ceci indiano croccante (seducente e assuefacente), o nell’agnello, porzionato con il suo jus e il mojo canario nikkei (salsa delle Canarie).

Poteva mancare il Messico, buen ritiro di Beatrice e Lorenzo? Certo che no: un golosissimo taco di mais con pannicolo (diaframma di vacca), scamorza affumicata, salsa di chorizo, pepe fermentato, olio al chile ancho messicano ed erbe spontanee potrebbe diventare la merenda perfetta, mentre la Guancia di maiale con il mole verde è il comfort che dona una carezza. Si rientra in Italia con la Tarta de queso, spagnola sì, ma declinata con gorgonzola, mascarpone e pecorino romano.

Ora si coglie bene che cosa sia questo Ego: è la somma di due vite, ognuna con le proprie esperienze, convergenti in un progetto che non ha barriere o confini mentali, perché la cucina è un racconto di vita e un linguaggio universale, ancora di più se ci si trova a Roma, la Capitale per antonomasia.

By: Luca Farina / 27 marzo 2025

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