Buon Appetito America!

La cucina italo-americana porta soprattutto la firma della seconda e della terza generazione che negli anni ’60 e poi ’70 cerca di riscoprire le proprie radici attraverso la cucina.
Per decenni una ricetta venerata in America, considerata “un simbolo della cucina italiana, gourmet e più raffinata” (parola di Lara Gilmore Bottura), da noi non era neanche conosciuta. Nessun bambino in Italia ha mai chiesto alla mamma: “mi fai le fettuccine Alfredo?”. Ma il piatto, italiano lo è davvero: è stato creato a Roma nel 1908 dal cuoco Alfredo per la moglie Ines, stanca e inappetente dopo il parto. A renderlo famoso in USA sono i divi di Hollywood e tutti i vip americani che si passano l’indirizzo del locale di via della Scrofa al ritorno dalle vacanze romane. Negli States è addirittura Alfredo-sauce mania: entra nei ricettari (in almeno 800 libri di cucina dal 1933 a oggi, dato verificato da Luca Cesari nel recentissimo “Storia della pasta in dieci piatti”) e sugli scaffali dei supermarket, in barattoli pannosi già pronti.

Da noi resta invece relegato nella sua culla. A pieno titolo quindi parliamo di un piatto-ponte tra le due culture, italiana e americana. E quella italo-americana è senza dubbio la cucina dell’ottimismo e della speranza, delle porzioni che diventano abbondanti, finalmente espressione felice e prospera di un popolo che arrivava affamato dalle zone più depresse dell’Italia e che, abituato a una dieta carente, per lo più a base di legumi e cereali poveri, trova ora proteine e grassi nobili in abbondanza. E a buon mercato.

La scoperta del cibo nel nuovo continente è entusiasmante per gli immigrati italiani, specie per quanto riguarda l’accesso alle carni – manzo, maiale e pollo – e dà vita, come ha scritto Vincent J. Cannato, storico dell’Università del Massachusetts, a portate in cui "un pezzo di pollo copre l'intero piatto". Le polpette, grandi come palle da baseball, sono in fondo la riprova della disponibilità generosa di cibo sul suolo americano; qui i “nuovi italiani” si godono piatti enormi, ricchi, ridondanti, come solo in America poteva accadere, secondo il pensiero di Simone Cinotto, uno dei massimi esperti della storia culinaria italo-americana e autore di The Italian American Table. Quelle polpette, diventate nel tempo via via sempre più grandi (e non ‘tagliate’ col pane, s’intende), sono le protagoniste degli
spaghetti with meatballs, che alcuni puristi della gastronomia italica ancora non riescono a digerire. “Non sono italiani questi spaghetti” si sente dire spesso, ma in realtà lo sono, eccome! Le polpette sono semplicemente ingigantite, da sempre in Italia sulla cresta dell’onda sulle tavole pugliesi, campane o abruzzesi,ma che negli USA assumono, nella loro rinnovata dimensione, il ruolo di status symbol di conquistato benessere. Per chi crede che non esistano in Italia, basti pensare ai maccheroni alla chitarra abruzzesi, spaghi fatti a mano e conditi proprio col sugo di polpettine (o pallottine).

Estratto di Eleonora Cozzella di "Buon Appetito America" della sezione Cultura Gastronomica del n° 39 di ItaliaSquisita

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