Ristoranti

Suggestioni mediterranee nella cucina campana all’Hotel Capo La Gala

Fra scorci mozzafiato e atmosfere da marine, l’Hotel Capo La Gala evoca i profumi e i sapori del mare. Al ristorante “Maxi” il giovane chef Danilo Di Vuolo, testimonia la grande vivacità della cucina campana.Fra scorci mozzafiato e atmosfere da marine, l’Hotel Capo La Gala evoca i profumi e i sapori del mare. Al ristorante “Maxi” il giovane chef Danilo Di Vuolo, testimonia la grande vivacità della cucina campana.Fra scorci mozzafiato e atmosfere da marine, l’Hotel Capo La Gala evoca i profumi e i sapori del mare. Al ristorante “Maxi” il giovane chef Danilo Di Vuolo, testimonia la grande vivacità della cucina campana.
A metà strada tra Pompei e Sorrento, adagiata sulle rocce di tufo che ricoprono un lungo tratto della penisola Sorrentina, Vico Equense si affaccia sullo splendido mare del Golfo di Napoli. Lo stesso che lambisce l’Hotel Capo La Gala, avvolgendone le fondamenta in un disegno architettonico che fa pensare ad una nave ormeggiata sugli scogli. Incastonato in una piccola baia naturale, questo luogo incantato pare appoggiarsi sulla costa, quasi un tutt’uno con la roccia. Nel 2006 l’intera struttura viene rilevata dalla famiglia Acampora: i coniugi Enzo e Marité decidono di valorizzarne l’unicità e il fascino, con un intervento di riqualificazione che ha riportato la “nave di pietra”, come la chiamano in molti, al suo splendore. Ridisegnato con mobili di design e oggetti d’arte contemporanea, con materiali naturali lavorati artigianalmente e tecnologie innovative, oggi è un affascinante hotel cinque stelle, che accoglie i suoi ospiti in un’oasi di tranquillità e relax. Fiore all’occhiello del Capo La Gala è il ristorante “Maxi”, un recente contributo alla crescita della cucina sorrentina e campana, grazie al talento del suo giovane ma già famoso chef Danilo Di Vuolo. È stata definita “gioiellino gastronomico” la cucina di Danilo Di Vuolo, una cucina divertente, fatta di ricerca di perfezione nei piatti ma anche di studio scanzonato dei sapori. Lo dimostra ad esempio l’originalità di certi piatti come i “gamberetti pane e latte”, i “fusilloni di Gragnano con tartufo e bottarga”, la “crema di patate e rosmarino con insalatina tiepida di calamaretti e mandorle salate”, il “calamaretto di lenza su crostone di farinata napoletana”. «Mi piace molto - dice - lavorare con il pesce, ma anche con le spezie e le erbe mediterranee, usando tecniche di cottura moderne, molto leggere e rispettose della materia prima». Difficile scegliere fra lo “spaghettone alla chitarra con stracotto di scorfano” e la “zuppetta di pescato del giorno con la parmigiana di melanzane”, seguiti magari dal “filetto in crosta di alici e noci sorrentine”. Il menu varia con le stagioni, è sincero e mai monotono. La cantina propone ottocento etichette, con un’attenta selezione dei migliori vini Doc della Campania, dal Falanghina, al Greco di Tufo, dall’Aglianico del Taburno, al Taurasi e un ampio ventaglio di altri eccellenti bianchi e corposi rossi.

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