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Pinot Ötzi nel ghiacciaio Val Senales

Vini italiani: Pinot Ötzi. Un progetto davvero singolare, nato quasi per caso una sera tra amici che discutevano se e come l’altitudine di un luogo possa avere influenza sul processo di maturazione di un vino. Il vero protagonista è il Pinot Nero, vitigno difficile ma capace in Alto Adige, complici alcune pendici collinari a lui congeniali, di espressioni anche molto importanti. A cercare di interpretarne le sfumature ci sono Franz Pratzner e Martin Aurich, viticoltori della Val Venosta rispettivamente a Falkenstein e a Unterortl, azienda quest’ultima all’interno della proprietà di Reinhold Messner, Castel Juval. Completano il gruppo ispiratore del progetto Helmut Raffeiner, proprietario e oste al maso Oberraindlhof in Val Senales, e Peter Dipoli, grande esperto di Pinot Nero e grande protagonista della cultura viticola altoatesina. Infine, anche se solo con il suo nome, c’è Ötzi, l’uomo venuto dal ghiaccio, che per cinquemila anni ha “vissuto” indisturbato tra le nevi eterne della Val Senales fin quando nel 1991 ne fu scoperto da un paio di turisti il corpo perfettamente mummificato. E poiché la barrique di Pinot Nero sistemata all’altitudine più elevata ha trovato ospitalità a qualche chilometro di distanza dal luogo del ritrovamento, a Ötzi è stato dedicato il progetto. Ma ecco cosa hanno escogitato i cinque protagonisti per testare le loro ipotesi: è stata preparata una cuvée di Pinot Nero vendemmia 2006, prodotta per metà con uve di Unterortl e per metà con uve di Falkenstein. Il vino è stato poi conservato per 15 mesi in tre barrique usate identiche (tutte al quarto passaggio) poste a tre diverse altitudini: una nella cantina di Castel Juval (900 m s.l.m.), una in quella del maso Oberraindlhof (1500 m s.l.m.), la terza presso il Berghotel Grawand (3212 m s.l.m.), il più alto hotel dell'arco alpino, sul ghiacciaio della Val Senales. Dopo di che i tre vini sono stati imbottigliati e otto mesi dopo, finalmente assaggiati. Le differenze si avvertono e al di là delle sensazioni organolettiche ci sono oggettivi fattori ambientali a motivare le varie nuances. Cambiano le altitudini e con esse cambiano la temperature di conservazione e la pressione atmosferica. A fine maturazione i cali per evaporazione sono stati quasi identici per le due barrique usate a più bassa quota (rispettivamente 7.7 e 7.2 litri) mentre quella sul ghiacciaio ha visto scemare il suo contenuto di 19.5 litri: meno vino quindi ma più concentrato. Infine ad alta quota l’ossigeno si rarefà e diminuisce l’anidride carbonica, con automatico effetto in una maggiore “dolcezza” del vino. Come se non bastasse poi c’è la prova nel bicchiere: ma su questo gli esperti stanno ancora discutendo! www.oberraindlhof.com/it
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