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La pregiata architettura delle cantine italiane

Le aziende vinicole italiane “Manicor”, “La Brunella”, “Castello di Ama”, “Rocca di Frassinello”, “Pieve Vecchia”, “Casina Adelaide”, “Petra”, “Feudi di San Gregorio”, sono divenute dei veri e propri musei enologici
Prosit! Sorseggiamo, assaggiamo, assaporiamo, proviamo … ma per carità, che sia in una archi-cantina! Se arricciamo il naso di fronte all’esclamazione di Hillaire Belloc -“Non ricordo il nome del luogo né quello della ragazza, ma il vino, mio Dio, era uno Chambertin!” – è perché, probabilmente, il tale ci sembra un po’ vetusto: il vino, come “uno dei maggiori segni della civiltà del mondo” -per citare Ernest Hemingway -, non basta da solo; merita a pieno titolo spazi adeguati, percorsi espositivi ricercati. Una bottiglia di vino Barolo, di Chianti, di Brunello sono un’opera d’arte; le etichette adesive realizzate per promuoverli capolavori ricercati; i procedimenti- l’agricoltura, il lavoro di cantina, l’affinamento - una fase creativa, geniale, da trasmettere in piccole dosi per custodire l’arcano mistero. Un  tranquillizzante spettacolo deve indirizzare i fanatici viaggiatori del gusto nelle sale, qua e là, a scoprire questo e quello, degustare bianchi e rossi, godere annate e preziosi prodotti. Le aziende vinicole italiane “Manicor”, “La Brunella”, “Castello di Ama”, “Rocca di Frassinello”, “Pieve Vecchia”, “Casina Adelaide”, “Petra”, “Feudi di San Gregorio”, sono divenute dei veri e propri musei enologici, vera architettura delle cantine, gallerie di innumerevoli bottiglie catalogate e disposte a regola d’arte. Per la cantina toscana Villa Antinori lo studio Archea rievoca addirittura la “molla” wrightiana del Guggenheim di New York: un vortice formalizza la piacevole sensazione di ebbrezza generata dall’eccellenza italiana. Luoghi, dunque, incantevoli ma, soprattutto DiVini!
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