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I segreti del tartufo: la conservazione

Conservare il tartufo: una carrellata sui metodi migliori

Varie sono le opinioni su come conservare il tartufo (tuber magnatum pico). Certo rimane che mangiarlo fresco è la migliore e più semplice soluzione per gustare appieno tutto il suo sapore e l’aroma; ma facciamo insieme una carrellata sui metodi migliori di conservazione del tartufo se proprio è necessario farlo (tenete conto che nel suo stato naturale non è possibile conservare in maniera ottimale per più di 5 giorni un tartufo bianco, più di 10 un tartufo nero):

  • Il metodo più noto e semplice è quello di avvolgere il tartufo in un pezzo di carta da pane (o in un panno) e tenerlo all’interno di un barattolo di vetro chiuso; meglio se riuscite a posizionarlo in un luogo di temperatura tra i 3 e i 6 gradi (ovvero in un angolo poco freddo del frigorifero, ad esempio)
  • Vi è poi l’altrettanto noto metodo del riso, che consiste nell’immergere il tartufo in un barattolo pieno di riso; prima di coprire il tartufo, bianco o nero che sia, spazzolatelo bene e delicatamente con uno spazzolino in modo da togliere tutta la terra presente sul fungo ipogeo; alcuni ritengono che questo metodo rovini il fungo non facendolo traspirare; altri, che sia invece un ottimo metodo di conservazione perché ne mantiene alta l’umidità, e il riso, assorbendo l’odore, diventa prelibato per un risottino;
  • Altra possibilità è quella di cuocere il tartufo in olio, ricavandone una salsa, o altrimenti amalgamarlo con del burro producendo così un burro prezioso utile per insaporire i piatti (non fatelo mai con i tartufi di qualità, come il tartufo d'Alba).


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