Ristoranti

Cristoforo Trapani approda da Piazzetta Milù

A Castellammare di Stabia c'è un piccolo ristorante con tante novità: oltre al restyling ha fra i fornelli un giovane quanto promettente chef, Cristoforo Trapani. Testo di Chiara Silvia Marchesano, foto di Cristian Parravicini

È da pochi mesi che il giovane chef esordiente Sud Italia, Cristoforo Trapani, governa la cucina di Piazzetta Milù, un piccolo ristorante al centro di Castellammare di Stabia (Na). Ha venticinque anni Cristoforo e, dopo aver affiancato grandi maestri della cucina italiana, ha portato un’aria nuova all’interno del ristorante, nato come braceria, e della proposta gastronomica dell'intera città.

 

Gli ingranaggi sono ben in movimento, è chiaro appena entrati a Piazzetta Milù, alle spalle della villa comunale, con il rumore del mare che ti accompagna fino all'ingresso.

A destra l'acquario e la piccola grotta di mattonelle colorate da cui spunta Cristoforo Trapani, il giovane chef gourmand, e la sua brigata; dall'altra parte Michele Izzo, "Uomo della brace" e proprietario del ristorante che sceglie e prepara la carne per i suoi clienti. Un microcosmo familiare e gentile che mette a nudo da subito la doppia personalità della Piazzetta e la doppia possibilità di scelta offerta dal menù.

 

Entrare in sala è una piccola trasformazione.  Ambiente educato, bianco, raffinato . Pochi tavoli, mise en place candida. Emanuele Izzo conduce bene il servizio e si occupa della cantina. Mette a fuoco la sua passione nel vino  e lo abbina facilmente alle pietanze. 

 

Tradizionale ma intraprendente il menù di Cristoforo. Sono piatti armoniosi i suoi e di certo sono buoni da mangiare.

 

Osa una tartare di fassona con ostriche, fiori e caviale come antipasto. Inaspettato e gustoso. Una carne saporita di mare.  

 

Il risotto al limone con tonno e gamberi cotti e crudi, omaggio ad Antonino Cannavacciuolo, é stato una piccola gioia. Sapori distinti e chiari, delicati e netti. Mi ha fatto immaginare una cartolina si 'Surriento con il mare di sfondo e gli agrumeti in fiore in primo piano.

 

Timida maestria nelle scelte e nelle mani del giovane chef, che omaggia i suoi maestri – Moreno Cedroni, Antonino Cannavacciuolo, Heinz Beck, Davide Scabin- e inizia a mostrare, seppur con qualche naturale incertezza, la sua personalità.  

 

Sala e cucina camminano con passo leggero, sincronizzato. Camminano insieme in una direzione che sembra essere giusta.

Un lavoro interessante e intelligente, che sorprende se si pensa al poco tempo avuto per creare una buona sinergia.

 

Si esce sorridenti da Piazzetta Milù, e un po’ curiosi di cosa prepareranno domani.  

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