Marta Grassi e il suo sogno culinario realizzato a Novara

Quella del ristorante “Tantris” è una storia che accomuna sentimento e professionalità, trasporto e raziocinio, una storia di vita condivisa, la vita di una coppia che si è immersa nel proprio lavoro, senza più separarsi da esso.

Una storia sempre in divenire, che ha i suoi albori vent’anni fa, quando Marta Grassi, chef combattiva, ha deciso di rivoluzionare la sua vita per tuffarsi con determinazione, insieme al compagno Mauro, nel mondo della ristorazione.

Concluso un ciclo della sua vita come insegnante in un centro di ricerca pedagogico di Novara, si lancia nel mondo della cucina con positività, alimentando una passione latente, ma che presto emerge grazie a corsi di cucina all’avanguardia. Comincia così a pensare di aprire un ristorante insieme al suo compagno che intanto si specializza nella sommellerie.

In questa fase ha importanza pregnante la contaminazione e l’influenza di una figura esperta, quella dell’allora enotecario di Novara, Alberto Vivian, che ha stimolato la loro passione per la ricerca della materia prima e del vino di qualità.

Prima di aprire il proprio ristorante, nel ’92, Marta svolge due esperienze professionali rilevanti: una da Paracucchi e poi da Marchesi, «nel momento in cui Cracco era in pasticceria, Oldani era sous chef, Paola Budel era lì a imparare».

Come poteva non scattare la scintilla e l’amore folgorante per questo lavoro? Si corre all’anno dopo quando è inevitabile incanalare tutte le energie nella realizzazione del locale, anche se la poca esperienza li penalizza nella scelta della posizione, periferica rispetto alla città di Novara.

Fin dall’inizio la linea guida è quella di evitare le proposte da trattoria, di non fare le cose scontate, di puntare sulla cucina di ricerca ma, in questa piccola provincia, l’ambizione viene confusa con la presunzione e il “Tantris” viene etichettato come “ristorante caro”.

Stanziarsi in un panorama che conta solo sulla presenza di trattorie risulta un’impresa degna di Ercole, ma la speranza rimane viva e Marta si sottopone alle personali dodici fatiche rinnovando la propria fiducia nel lavoro svolto “in casa”. A confermare la giusta direzione sono le prime recensioni sulle più importanti guide ai ristoranti del Paese che fanno spiegare le ali alla chef, rimasta aggrappata con tenacia al suo sogno condiviso e raddoppiato.

La soddisfazione più considerevole piomba nella vita dei coniugi a fine ’98 per il ’99, anno in cui viene assegnata loro la stella Michelin. In quegli anni decidono di spostarsi in città in questa locanda che hanno ristrutturato del tutto e fatta loro in ogni singolo cantuccio.


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