Gianni D’Amato, una vita culinaria tra Mantova e Reggio Emilia

Nella campagna emiliana, in quella zona di confine gastronomico tra Mantova e Reggio Emilia, il mangiar bene è un imperativo categorico. La popolazione onnivora può spaziare dalle grandi verdure del territorio al Parmigiano Reggiano, dai salumi stagionati e saporiti ai magici profumi dell’Aceto Balsamico Tradizionale. Non è solo nutrimento, è puro amore per gli ingredienti genuini e caserecci.

In questo gustoso contesto lo chef Gianni D’Amato e la sua famiglia hanno glorificato la cucina della zona in modo eccelso, all’interno del loro ristorante e locanda “Il Rigoletto” a Reggiolo (RE).

Gianni D’Amato è un personaggio insolito e quasi unico nel panorama gourmet italiano, perché non ha né maestri né avventure didattiche da altri chef da raccontare. Originario della Lunigiana, terra di sapori contaminati da Toscana, Emilia e Liguria, ha fin da infante giocato con formine per biscotti e annusato il profumo familiare delle seppie in umido del nonno.

Scuola alberghiera a Lerici, a un tiro di schioppo dalle Cinque Terre liguri, e quindi apre il suo primo ristorante alla giovane età di 25 anni, insieme all’inseparabile moglie Fulvia. La cittadina che ha l’onore di farlo esordire ai fornelli è Aulla, in provincia di Massa e Carrara, con il ristorante, udite udite, “Il Rigoletto”.

«Ho deciso di dare questo nome al mio primo ristorante in Lunigiana per diversi motivi. Sicuramente perché sono un amante della musica sinfonica e dell’opera, e quella di Verdi è senza dubbio una delle migliori creazioni. Il Rigoletto verdiano racconta la storia di un gobbo, e si sa, i gobbi portano fortuna! Poi mi piace l’arte contemporanea, per cui ho sempre avuto quadri, sculture e stampe ovunque intorno a me».

L’arte e l’opera sono manifestazioni del genio umano, la cucina è la versione golosa dell’ingegno e dell’emozione umana. Dopo questa prima avventura, insieme a sua moglie e al piccolo Federico, dodici anni fa si sposta nel paese natale di Fulvia, Reggiolo, e qui si stabilisce con l’attuale ristorante, di nuovo “Il Rigoletto”.

«Ho mantenuto questo nome perché mi ha portato sempre buona sorte!» è solito gridare a gran voce lo chef, e le onorificenze sembrano confermare questa sua tesi scaramantica.

Se lo chef si affida alla memoria del gusto per creare ricette, Federico si affidaalle nuove tecniche degli chef:il suo Riflessioni … ironiche sul cioccolato è un dolce da saltimbanco, perché diverte con le sue spiegazioni cartacee ma allo stesso tempo fa pensare e riflettere come un vero piatto cerebrale.

“Il Rigoletto” stupisce con questa magia, questo avvolgente senso di far parte per un momento delle gioie della famiglia D’Amato, sia d’estate quando il giardino rinfresca i commensali, sia d’inverno con le vecchie mura e il camino mentre
si degustano distillati e dolci bon bon.

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