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#pizzaUnesco rilancia la sfida: 2.000.000 di firme entro dicembre

L’Arte dei pizzaiuoli napoletani sia Patrimonio dell’Umanità. Celebrato lo scorso 4 marzo il primo anniversario dalla candidatura ufficiale da parte della Repubblica italiana e raggiunte 1.300.000 firme a sostegno della petizione planetaria #pizzaUnesco, ora si punta decisi allo storico traguardo di 2.000.000 di adesioni da almeno 100 Paesi del mondo entro l’autunno. Ma soprattutto ad ottenere la vittoria finale con la decisione dell’Unesco attesa nel mese di dicembre a Seoul.
Fondazione UniVerde e Napoli Pizza Village hanno rilanciato stamani dalla Pizzeria Mozzarella & Basilico di Milano la World Petition #pizzaUnesco, nell'ambito degli eventi legati a Milano Food Week 2017. #pizzaUnesco è la campagna planetaria più popolare nella storia delle candidature Unesco che chiede il riconoscimento dell’Arte dei pizzaiuoli napoletani a Patrimonio dell’Umanità. Oggi la candidatura ufficiale italiana per l'iscrizione nella Lista rappresentativa dei Beni culturali immateriali è in valutazione ed è all’ordine del giorno nella sessione del Comitato intergovernativo Unesco dal 4 all’8 dicembre che si terrà a Seoul.

“Incoraggiato dal successo di alcune mie petizioni su temi ambientali e culturali promosse su Change.org, la più grande piattaforma di campagne al mondo, ho deciso di lanciare la raccolta firme #pizzaUnesco per ottenere dalla Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco la candidatura dell’arte dei pizzaiuoli napoletani proprio nell’anno dell’Expo di Milano — spiega Alfonso Pecoraro Scanio, già Ministro delle Politiche Agricole e dell’Ambiente, promotore di #pizzaUnesco — Tuttavia non avrei mai pensato che da più di 50 Paesi oltre 1.300.000 cittadini firmassero a sostegno della World Petition, così come di poter chiamare direttamente a raccolta oltre 500 ambassador della petizione in tutto il mondo. Il nostro obiettivo è di raccogliere 2.000.000 di adesioni da almeno 100 Paesi entro l’autunno. Ma soprattutto ottenere il voto favorevole dell’Unesco quando a dicembre i 24 rappresentanti dei paesi membri del Comitato intergovernativo per la Salvaguardia del Patrimonio culturale immateriale saranno chiamati a decidere a Seoul”.

L’avventura di #pizzaUnesco è iniziata proprio al Napoli Pizza Village 2014 per poi fare il giro dell’Italia e del mondo, passando per l’ONU a New York, l’Expo 2015 a Milano, l’Unesco a Parigi fino ad essere protagonisti alle ultime Olimpiadi di Rio de Janeiro e alla Settimana della Cucina Italiana nel Mondo. Senza dimenticare il Guinness World Record per la pizza più lunga del mondo registrato proprio a Napoli (1.853,88 cm!) e ovviamente la raccolta firme planetaria da Sidney a San Paolo, dal Canada all’Argentina, dal Giappone e dalla Corea al Qatar, da Taiwan all'Islanda.

Nessuno meglio di noi italiani sa infatti che la pizza non è solo un disco di pasta farcito, ma presuppone esperienza, manualità, dedizione, estro, amore, fantasia in una sintesi d’eccellenza che si identifica nel saper fare tipico dell’antica arte popolare dalla quale deriva: “La necessità di tutelare l’arte dei pizzaiuoli napoletani nasce proprio allo scopo di accrescere la consapevolezza del suo valore per le nostre radici e nel mondo. Perché è da quest’antica arte tradizionale che ha origine la pietanza divenuta nei secoli la più consumata al mondo. La Lista rappresentativa del Patrimonio immateriale dell’Umanità è stata istituita non a caso — continua il Presidente della Fondazione UniVerde — per salvaguardare, tra le altre espressioni culturali umane, anche l’universo di competenze dei mestieri tradizionali. Un tale patrimonio di conoscenze, come quelle legate ai metodi di lavorazione della pizza, rischia di cadere nell’oblio per l’eccesso di globalizzazione. La caratteristica che fa veramente la pizza a regola d’arte è che è stesa e cotta una per una, non è un prodotto industriale ma un prodotto artigianale”.

Solo riscoprendo i saperi autentici e le vere tradizioni alimentari e culturali si può vincere la sfida della globalizzazione e della standardizzazione dei metodi e dei gusti delle multinazionali del cibo. È questo il messaggio di incoraggiamento lanciato con #pizzaUnesco: unire le forze a difesa del vero made in Italy e contro l’italian sounding. Lavorare per preservare questa conoscenza tradizionale e far comprendere a quanti più cittadini del mondo il vero significato dell’Arte dei pizzaiuoli napoletani.
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