Appuntamenti

Macao, escursione... in casa!

Il GVCI si trasferisce a Macao, Las Vegas orientale, per addentare tutto il sapore di una cucina italiana di qualità
Tra venerdì 6 novembre 2010 e sabato 7 mi reco a Macao, città scelta insieme a Shenzen, come altre località del Congresso diffuso. Per raggiungere l'antica colonia portoghese, ora, come Honk Kong, sotto il controllo della Cina Popolare, ma con regole speciali che rendono il passaggio tra l'una e l'altra città, comunque, un entrare ed uscire da una dogana, si usano gli aliscafi veloci che ogni 15 minuti trasportano centinaia di persone alla volta, in questa sorta di Las Vegas asiatica. In verità i residenti di Macao dichiarano che la capitale del gioco a stelle e strisce sarà presto un lontano ricordo, per lo sfarzo e il numero di persone che frequentano ogni giorno di più l'immensa sala giochi cinese. Macao in pochi anni ha visto costruire decine di Casinò e tutti i servizi alberghieri e ristorativi sono solo al servizio dell'industria del gioco, basti un dato, il reparto F&B di un Hotel tipo l'Altira che abbiamo visitato, non supera in un anno l'1% dell'intero fatturato. Siamo ospiti con Mario Caramella, Marco Sacco, Samuele Rossi (gvci residente a Macau) di Michele Dell'Aquila che in questi giorni ha proposto nel suo ristorante, l'Aurora, una promozione con Giovanni Grasso e Igor Macchia. Buffo sedersi in questo lussuoso ristorante di un altrettanto lussuosamente imbarazzante hotel e con gli amici gustare la cucina de La Credenza di San Maurizio Canavese a 10000 km di distanza, con gli stessi piatti, gli stessi cuochi, le solite abitudini, con Giovanni a far gli onori di casa ed a prenderci in giro con una gustosa Pizza al tartufo, come se non ne avessimo mangiato a sufficienza in questi giorni, e poi, finalmente alla fine, tutti seduti a chiacchierare come vecchi amici. Bella cosa questo GVCI che riunisce amici lontani e ti fa sentire a casa ovunque nel mondo ci sia un membro del gruppo. Prima di ripartire una bella sorpresa, Michele e lo chef del rinomato ristorante giapponese Tenmasa ci ospitano per un pranzo leggero, offrendoci la possibilità di gustare una cucina totalmente aderente alla realtà del sol levante. Ci fanno anche notare una scritta nella saletta riservataci, un paio di ideogrammi che sintetizzando cinese e giapponese, vogliono essere un simbolo bene augurante per gli ospiti. Al Summit capitano anche questi scambi culturali, importanti ed interessanti. Tutto buono, eccezionale, ma il ricordo resterà indelebile principalmente per il tempura. Il nostro inviato Aldo Palaoro

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