Ristoranti

L’alta cucina all’ombra del Duomo

Pranzo gourmet nel capoluogo lombardo, col valore aggiunto dei vini Belpoggio e Bellussi
A metà dicembre non mi aspettavo di ricevere in anticipo un regalo di Natale... e invece quel simpatico ometto del Carlo Spinelli, soggetto a deliri dialettico-culinari, che mi siede di fronte quotidianamente, mi ha fatto una gran sorpresa! Accetto volentieri l’invito e mi dirigo spedita in Piazza del Duomo, assorbendo energia da basi ritmiche rock screziate di funky, tra Rane della pace e, per rimanere in tema, con la Cucina nell'anima. Imbocco, dunque, la via dedicata al padre del Romanticismo francese (Victor Hugo, ndr) e mi fermo davanti al luogo indicato: sobrietà è la prima impressione che mi trasmette l’ingresso al locale. Come l’Alice di Carroll mi addentro in un loco ameno, curiosa e in preda a picchi di adrenalina. Mi accoglie quasi subito il mandante dell'invito, il frizzante ed eccentrico Luca Gardini, collaboratore complementare di Carlo Cracco, un'accoglienza calorosa degna di un romagnolo! Nell'attesa di raggiungere il "quorum" degli ospiti, il tempo è riempito da uno speciale intrattenimento, ostie fritte e chips variopinte, macarons salati circolano tra gli sguardi colmi di ammirazione dei presenti. La degustazione prosegue seguendo le linee eleganti del locale, scendendo fino a ritrovarsi all’interno di una cornice la cui maestosità non schiaccia e non fa paura, anzi infonde tranquillità e trasporta chi vi si trova all’interno nella “realtà altra”, suggerita da soffitti infiniti e pareti ricoperte di specchi. Ma per fortuna non è un’illusione… L’approccio cerebrale ai piatti e al vino è di dovere, così ogni portata è introdotta da una “novella” decantata da Luca Gardini, che insieme al produttore, Enrico Martellozzo, anticipa col verbo la percezione del momento dello sposalizio materiale tra i nostri sensi e i co-protagonisti delle delizie culinarie. “Insalata di cavolo cinese, alici, tartufo bianco e biscotti di parmigiano reggiano” in compagnia del Prosecco Cartizze, Bellussi, linea Belcanto, seguita da un piatto minimale ma, a parer mio, stupefacente: “Insalata di cipolle”, un piatto che giustifica il detto “non giudicare un libro dalla copertina”, accompagnata da un bianco altrettanto semplice, ma essenziale, ottenuto da Pinot Grigio e Ribolla, sapido e dal colore spento, come ci viene fatto notare dall’attento e premuroso ospite di casa. E poi “Ravioli ripieni di bietola, sgombro e foie gras” accoppiati a un Rosso di Montalcino del 2008, Belpoggio, che aggredisce inizialmente ma che poi sa sprigionare in bocca sentori di frutti di bosco e visciola. E infine, prima di passare al dessert e alla petit patisserie, un secondo dalle reminescenze boschive “Capriolo, sedano rapa e finferli”, a braccetto con un Brunello di Montalcino del 2005, Belpoggio. E tra chiacchiere e libere risate in ottima compagnia concludo questo indimenticabile momento, con la sensazione che d’ora innanzi sarà difficile ripetere tale esperienza. Foto by My Slow Burning Life

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