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L’accoglienza squisita Al Sorriso

Luisa e Angelo Valazza, del ristorante Al Sorriso a Soriso (NO) insieme da oltre trent’anni nella vita e nel lavoro: lei chef tristellata e lui maestro di accoglienza.
Nell’alto Piemonte fra le colline novaresi del lago d’Orta, Soriso è un piccolo borgo medievale fra i più belli e meglio conservati del Nord Italia. È un posto tranquillo di neppure ottocento anime, dove regna il silenzio. Le strade sono lastricate in porfido e ciottoli e le case antiche ben restaurate. Il Ristorante Hotel Al Sorriso si trova proprio al limitare del paese, in un palazzetto moderno, progettato da Luigi Caccia Dominioni per Nino Zucca, quello del famoso rabarbaro. La facciata in pietra è coperta di rampicanti e l’ingresso è segnalato da una caratteristica insegna in ferro battuto, con un grappolo d’uva fra riccioli e sotto semplicemente il nome: “Al Sorriso”. Ben in vista di fianco alla porta spicca l’inconfondibile targa con il giglio di Francia dei Relais & Chateaux. [nggallery id=74] A ricevere gli ospiti ci sono sempre loro, il patron Angelo Valazza prima di tutto, poi sua figlia Paola e spesso anche la moglie Luisa, quando non è impegnata in cucina. Luisa e Angelo lavorano in tandem “Al Sorriso” da quando l’hanno aperto nel 1981, lui già ristoratore e reduce da una formazione internazionale e lei cuoca autodidatta e insegnante di lettere mancata. Sono entrambi originari di queste parti, lui di Bocca e lei di Soriso e basta stare un po’ con loro per capire quanto siano una coppia perfetta e complementare. Angelo è un tipo pragmatico con uno spiccato senso degli affari, uno che già da ragazzino per guadagnare qualche soldo andava nei prati a raccogliere mughetti e li vendeva in mazzolini. Luisa è fantasiosa e creativa, ama tutto ciò che è artistico e le piace dipingere, ma non è portata per il business e ha uno scarsissimo senso del denaro. Eppure sono affiatatissimi. Forse è proprio questo il segreto del successo con cui da oltre trent’anni riescono ad esprimere a livelli di eccellenza la passione comune per la tavola e per il senso dell’ospitalità. «Io credo - spiega Luisa - che il fatto di essere in coppia sia veramente importante, perché si riesce a svolgere bene il duplice ruolo di cucina e di accoglienza. Del resto non è un caso che molti ristoranti famosi e stellati siano gestiti da coppie come noi, in sintonia di vita e professione. Pensiamo ad esempio ai nostri amici Nadia e Antonio Santini o Renata e Ezio Santin. Io non potrei impegnarmi al meglio e lavorare tranquilla in cucina se non sapessi che Angelo è “fuori” a fare il padrone di casa. Ciascuno è indispensabile e ci sentiamo entrambi protagonisti della scena, solo che io sto dietro le quinte e lui sul palco. Ci siamo divisi compiti e spazi, lui in sala è perfetto, disinvolto e sempre padrone della situazione, ha un bel modo di fare e in più è un eccellente intenditore di vini. Io sono più schiva, un po’ timida e poi soprattutto non parlo le lingue. Lui invece è bravissimo, perché ha vissuto, lavorato e studiato più di quindici anni in Germania, Inghilterra e Svizzera. E da noi l’80% della clientela è straniera». Luisa e Angelo fanno di tutto perché il loro ospite possa davvero sentirsi a suo agio, in un’atmosfera serena e domestica. «La cucina stellata non basta - dicono - non basta il fatto che i prodotti arrivino dalle nostre terre novaresi, che le carote e le zucchine siano quelle del nostro orto, che le patate di un contadino della Val Formazza. Noi gli apriamo la nostra casa, vissuta e arredata con il nostro gusto e il nostro stile, con le nostre cose in giro. Lo invitiamo a fermarsi, a prendersi il suo tempo e restare un po’ con noi ad assaporare con calma il cibo e l’atmosfera». E infatti sono tanti quelli che ritornano, accolti tutti da tanti anni con lo stesso calore che riservano agli amici. Quattro chiacchiere in salotto prima di accompagnarli al tavolo, qualche suggerimento sul piatti e sui vini, con calma e pazienza. «Per noi l’accoglienza è anche l’atmosfera che si respira - dicono - quell’insieme indefinibile di gesti e sorrisi, il modo di disporre i fiori, i soprammobili o i quadri. È quel qualcosa che va oltre il servizio impeccabile e la cortesia professionale, quella sorta di cordialità spontanea che fa parte del nostro modo di fare e che ci piace identificare con la filosofia dei famosi “Cinque C” di Relais & Chateaux: cortesia, charme, carattere, calma e cucina al top naturalmente». L’intero articolo di Lucia Uggè su ItaliaSquisita 10

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