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La Locanda Don Serafino a Ragusa Ibla

Giuseppe La Rosa è il sommelier patron della Locanda Don Serafino a Ragusa Ibla. Tra i ristoranti di Ragusa Ibla eccelle per amore e saggezza enofila.
Per chi ama il vino e scalpita per trovare nuove bottiglie da assaggiare, sembra esserci l’imbarazzo della scelta nei dintorni di Ragusa. In centro città, tra i ristoranti di Ragusa Ibla, è nascosto un’elegante luogo gourmet ricavato da antiche scuderie di un vecchio palazzo nobiliare: la Locanda Don Serafino (www.locandadonserafino.it). Una “caverna” romantica, con cucina gourmet del territorio e una selezione di bottiglie da capogiro. Giuseppe La Rosa è il sommelier ed enogastronomo di casa. Appare così fiero del suo impeto enofilo quando inizia a parlare: «Un sommelier ha un grande compito nella vita, ossia quello di capire i gusti dei clienti e cercare di abbinarli al cibo che si apprestano a ordinare. Il mio ruolo equivale a un’anima libera, che può spaziare nel grande mondo della cultura, della geografia e addirittura della psicologia. Va al di là del vino e della semplice denominazione di un vitigno o di un’etichetta».

Laureato in Economia e Commercio alla Ca’ Foscari di Venezia e sommelier dal 1992, si è diplomato all’Accademia Italiana Maestri Sommelier, il fior fiore eclettico dell’AIS. «Nonostante io e mio fratello Antonio abbiamo due ristoranti, l’impegno con cui amministriamo le due cantine è il medesimo» racconta con l’espressione concentrata, «sebbene i due luoghi siano completamente diversi». La Locanda nel centro di Ragusa infatti ha una selezione più ampia, circa 1.200 etichette per 20.000 bottiglie; il “Lido Azzurro Don Serafino 1953” è, tra i ristoranti di Marina di Ragusa, sulla spiaggia, più informale e meno fornito dell’altro. «Otto anni fa abbiamo fatto costruire sulla spiaggia una stanza cubica di vetro e legno, termocondizionata: ora è una cantina vera e propria con circa 400 etichette e un umidificatore per sigari. Mi piaceva il contrasto spiaggia e champagne, atmosfera da battigia e vini selezionati». La piccola cantina è un bunker pregiato sul mare. Da “Lido Azzurro Don Serafino 1953”, al caldo del litorale, si possono trovare principalmente vino del territorio, ma anche perle dell’enologia italiana come Barolo e Sassicaia.

«Per il ristorante di Ragusa Ibla il discorso è diverso, perché in cantina ho veramente delle grandi etichette, da tutta Italia: oltre a vini siciliani e della provincia ragusana abbiamo in carta, per esempio, anche un pregiato bianco sudtirolese come il Weissburgunder Terlan del 1984. Naturalmente abbondano i migliori vitigni della mia regione, come il Cerasuolo di Vittoria, il Frappato o il Nero d’Avola. Sono vini che fanno la differenza perché trasudano la loro personalità sicula. Secondo me un vino deve mantenere la sua identità, poiché il difetto fa bellezza e diventa un pregio. Adesso i vini li fanno con lo stampino, gusto vanigliato e peperone, io cerco invece le particolarità, quelli che hanno un profumo o un sapore unico, e legato al territorio». Quando dice queste parole Giuseppe La Rosa è serio e faceto allo stesso tempo, perché è una persona colta, ironica e professionalmente ineccepibile. «Io voglio far divertire il cliente e allo stesso tempo erudirlo, fargli provare emozioni nuove attraverso sapori sconosciuti, per questo sono un promotore di “produttori talebani”, cioè coloro che non si piegano all’omologazione del gusto e perseguono i propri obbiettivi. Sto parlando per esempio delle piccole ma eccellenti aziende Rio Favara, Guccione Vini, Faro Palari e Tenuta Delle Terre Nere, che creano delle bottiglie veramente interessanti nonostante non abbiano nomi blasonati».

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