Antonio Bachour e l'Italia: intervista al più seguito pastry chef statunitense

Abbiamo incontrato Antonio Bachour dopo la masterclass per Pavoni presso Cast alimenti a Brescia.
Ecco il nostro breve scambio di pensieri, che corrispondono perfettamente all'immagine che abbiamo colto durante la lezione: una grandiosa tecnica di esecuzione e una tangibile solarità che rendono Antonio profondamente umano nella sua grande professionalità.

Due volte in Italia negli ultimi sei mesi, un pubblico attento, appassionato e un feeling veramente tangibile. Come spiega questo mood cosi forte?

Si,  è vero, penso che i giovani italiani mi seguano molto, amino ciò che faccio e abbiamo un bel rapporto con me; oggi in Italia c’è un sacco di fermento e desiderio di innovazione e cambiamento; vogliono conoscere nuove tecniche e penso che oggi i pastry chef italiani siano i migliori al mondo...

Si legge nella sua biografia che ha lavorato a Miami al Saint Regis e in altri importanti alberghi in giro intorno al mondo.Come potrebbe descrivere le differenze e i rapporti che ci sono tra la pasticceria di laboratorio e la pasticceria d’alta ristorazione, alberghiera e non? 

Ho lavorato a lungo in hotel 5 stelle e lì devi sapere fare tutto: torte nuziali, bon bon, amenities, grandi ricevimenti. Quando lavori in un hotel devi essere molto più professionale e conoscere molte più tecniche e essere estremamente duttile; quando stai in un laboratorio tu produci torte da mettere in esposizione e sei libero di scegliere quali e quante, in hotel devi fare molte più cose. Oggi nei ristoranti ci sono molti più pastry chef rispetto a qualche anno fa; penso che il ristorante potrebbe diventare la “nuova pasticceria”; anche per il semplice fatto che il numero delle persone che frequentano i ristoranti è aumentato enormente rispetto a quelle che vanno in pasticceria.

Qual è il dolce che più rappresenta la tua storia di pasticciere?  E poi il colore, quanta importanza ha nelle sue creazioni? Quanto la decorazione impatta sulla perfezione stilistica?

l miei dessert “simbolo” sono tutti quelli con i frutti tropicali. Sono di Portorico, mango, passion fruit e i prodotti tropicali sono nella mia cultura, so che quando le persone pensano a Bachour pensano ai frutti tropicali e ai colori caldi del sole. Certamente la cosa più importante è il gusto, ma so benissimo che la gente mangia prima con gli occhi. Abbiamo creato con Pavoni una nuova collezione di stampi che rende più facile realizzare creazioni particolarmente attraenti in modo semplice e ottenere  il “wow factor”  cosi possiamo concentrarci più tempo sul sapore.

Uno sguardo al futuro: quali saranno secondo lei i paesi del mondo e gli ingredienti che ci riserveranno piacevoli sorprese nel prossimo futuro in pasticceria?

Come ho già dichiarato, è l’Italia il Paese del futuro; oggi è ancora al secondo posto dopo la Francia, ma nel giro di pochi anni diventerà il numero uno nel mondo della pasticceria. 
Per quanto riguarda invece gli ingredienti, il trend è sicuramente verso dei dessert salutari: sempre più le persone cercano di seguire un regime di vita sano e noi dobbiamo rispondere a questa richiesta, senza rinunciare però al piacere di un dolce che conservi un piccolo tocco di trasgressione.

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