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Cibo e religione nell’Ebraismo

La cucina kosher, dettata dal codice Kasherut, deve seguire delle regole precise. Cibo e religione che convivono nell’alimentazione ebraica.
Nell’Ebraismo le regole alimentari sono descritte nel testo Sacro del Pentateuco. Esse vengono rispettate da ciascun credente sino a confondersi ed intersecarsi con la stessa religiosità. Insomma, cibo e religione seguono gli stessi binari! L’insieme di queste regole (Kasherut) rappresenta la guida non solo per il consumo diretto ma anche per la produzione e la trasformazione dei cibi, e il termine di cucina “kosher” viene dato solo a quegli alimenti che si possono mangiare. Per esempio un rispettoso ebreo considera carne commestibile quella di animali che hanno lo zoccolo fesso - ossia diviso a metà - e che ruminano, come la mucca, la capra e la pecora. Tremendamente non idonei sono il maiale, il cammello, il coniglio o il cavallo. Il cervo è un animale particolare poiché vivendo in spazi aperti si presume che venga ucciso con un colpo di pistola e non in un mattatoio, quindi non è cibo kosher. Tutti gli animali e i volatili carnivori, il loro sangue e qualunque sostanza da essi derivata non sono idonei; rettili e la maggior parte degli insetti nemmeno. Alcuni volatili come il pollo e il tacchino sono estremamente apprezzati, ma non lo struzzo, il gufo e l’avvoltoio. Una tradizione giudaico-tedesca permette anche di cucinare il passero.

Gli ebrei possono bere e consumare latte e latticini a volontà, purché provengano da animali consentiti dalla Torah del Pentateuco. Per la cucina kosher molto importante però è non mischiare il latte con la carne; è bizzarro pensarlo, ma è assolutamente vietato anche un semplicissimo cheeseburger per chi è di religione ebraica, perché nel panino si trova sia la sottiletta che la carne! Soltanto gli ebrei olandesi aspettano solo un’ora tra un pasto a base di latticini e uno di carne, ma è universalmente accettato che se ne attendano almeno sei. L'antropologia dell'alimentazione studia proprio queste differenze culturali. Per quanto riguarda poi il pesce, l’alimentazione ebraica prevede che esso abbia pinne e squame facili da rimuovere. Ad esempio quelle dello storione sono difficilissime da togliere, fatto che non lo rende cucina kosher; lo è per questo automaticamente anche il caviale, considerato peccaminoso. Non possono mangiare quindi l’anguilla, il pesce spada, lo squalo e tutti i crostacei. Hanno dunque dei tabù alimentari gli ebrei, e il vino? Come si comportano davanti a un bel calice di Chardonnay per esempio? Com’è il rapporto vino e religione? Anche questo deve essere controllato e selezionato da un rabbino, perché può essere stato prodotto con materiale impuro. Esisterà tra un po’ anche il vino kosher DOC?
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